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Il regime iraniano non sta dando segni di voler cedere alle nuove sanzioni statunitensi, annunciate lunedì con l’obiettivo di isolare ancora di più la sua economia, che era già messa male e negli ultimi mesi si è deteriorata ulteriormente. Per questa stessa ragione il regime, che ha un’esperienza decennale nel sopportare le sanzioni, pensa di poter continuare a farlo.
L’amministrazione di Donald Trump si è tenuta vaga sul meccanismo delle nuove sanzioni. Ne ha minacciate, ma senza arrivare ad annunciarle, di “secondarie” ai paesi che commerciano con l’Iran: questo comporterebbe inimicarsi anche la Cina, il principale partner commerciale del regime, ma per ora gli Stati Uniti hanno evitato di farlo. Hanno invece convinto gli Emirati Arabi Uniti, un altro dei maggiori partner del paese, a interrompere gli scambi commerciali con l’Iran.
Le nuove sanzioni colpiscono tra le altre cose l’oro, le valute digitali e l’aviazione civile iraniana, e quindi in modo più diretto la popolazione. Le prime due voci sono tradizionalmente il modo in cui gli iraniani cercano di mettere i loro risparmi al riparo dall’inflazione; mentre l’industria aerea (su cui ci vorrà tempo prima che si facciano sentire le sanzioni) consente di mantenere contatti con la diaspora all’estero e di importare beni diventati costosissimi, come i farmaci.












