Il dibattito sui limiti dell’intelligenza artificiale nella musica si fa ogni giorno più caldo. Negli anni sempre più istituzioni musicali in giro per il mondo si stanno interrogando su come si possono utilizzare gli strumenti in modo creativo senza togliere valore e arte alla musica. Se i Grammy, i principali premi della musica americana, da anni hanno stabilito delle linee guida per limitare l’uso dell’IA nei titoli candidati al riconoscimento, ogni settimana se non ogni giorno, nuovi casi e nuove storie provengono da altre realtà.

L’ultimo caso è quello del dj australiano Josh Fawaz che ha realizzato una cover IA di Like a Prayer di Madonna che, dopo aver scalato le classifiche e raccolto milioni di visualizzazioni sui canali social del dj, ha fatto scattare la stretta in Australia contro l'uso dell'intelligenza artificiale come strumento primario nella produzione di canzoni. Fawaz è passato da essere un dj pressoché sconosciuto a fenomeno virale, il suo brano di successo ha scalato le classifiche mondiali ed è stato trasmesso migliaia di volte dalle emittenti radiofoniche. Soltanto dopo però Fawaz ha dichiarato che la cover era stata realizzata con l’uso dell’intelligenza artificiale rivendicandolo come espediente artistico: “Uso l'IA come strumento –ha dichiarato Fawaz su Instagram, rispondendo a un post in cui il suo lavoro veniva criticato – Ciò che mi sta a cuore è offrire buona musica ai miei ascoltatori”.