Nella grande onda cinese che sta invadendo il nostro mercato ci sono due tipi di costruttori: quelli privati e quelli posseduti direttamente dal governo di Pechino. Tra quest’ultimi c’è Changan, azienda nata addirittura nel 1862 come costruttore d’armi e convertitasi ai veicoli militari nel 1959. Il primo atto fu la Changjiang Type 46, copia pressoché fedele della Willys Jeep che riprende il nome dal Fiume Azzurro. Anche il nome Changan non manca di suggestioni poiché vuol dire “pace duratura”, fa riferimento alla capitale imperiale della dinastia Tang (VII-X secolo) e oggi identifica una casa che dal 1983 ad oggi ha sfornato oltre 30 milioni di veicoli, nel 2025 ne ha venduti 2,77 milioni e, così come le sue compatriote, ha messo nel mirino l’Europa.
In realtà, Changan non solo è già presente sul nostro Continente da decenni per sviluppare le proprie tecnologie, ma ha a Rivoli un centro stile attivo addirittura dal 2003 che impiega ben 300 addetti.
Senza contare poi gli accordi di lungo corso con Ford e Mazda e il fatto che le unità termiche delle Leapmotor ibride commercializzate anche da noi sono fornite proprio da Changan. In sintesi: ce l’hanno fatta sotto il naso, lavorando con silente pazienza ed è dalla periferia di Torino che arriva lo stile dei primi due modelli con i quali Changan ha già messo piede sul nostro mercato. Entrambi sono commercializzati con il marchio Deepal, altro nome non casuale: è infatti la trasposizione fonetica del cinese Shenlan che vuol dire “profondo blu”, un colore che nel paese orientale è sinonimo di incontro tra tecnologia, ambiente ed essere umano.







