Di: Florian Parini (RTS), articolo originale - sf, adattamentoM* è membro del Consiglio dell’innovazione di Innosuisse, l’organo incaricato di selezionare le aziende che ricevono sussidi. Parallelamente dirige diverse società che nel 2021 hanno ottenuto circa un milione di franchi dalla stessa agenzia. Una di queste è stata inoltre scelta nel 2024 per uno dei programmi di punta dell’ente federale, con la possibilità di ricevere fino a 2,5 milioni di franchi.Non si tratta di un caso isolato all’interno dell’ente di diritto pubblico, che dispone di un budget annuo di circa 300 milioni di franchi. Secondo l’analisi della banca dati federale Aramis condotta dalla RTS, una ventina di sovvenzioni è andata a società legate a persone che siedono negli organi dirigenti di Innosuisse.La Matinale (RTS, 25.08.2026)Per Innosuisse nessun problemaInnosuisse, contattata dalla RTS, conferma che situazioni di questo tipo possono verificarsi. L’agenzia le attribuisce però al proprio sistema di reclutamento: i membri del Consiglio dell’innovazione vengono infatti scelti tra figure riconosciute dell’ecosistema svizzero dell’innovazione, così da garantire competenze vicine alla realtà del settore.L’ente sottolinea inoltre che una parte dei finanziamenti non viene versata direttamente alle aziende, bensì a partner di ricerca, ad esempio ricercatori universitari che lavorano a beneficio delle imprese coinvolte.Innosuisse ricorda infine che sono in vigore regole rigorose per la gestione dei conflitti d’interesse: quando un progetto riguarda una società con cui un membro ha legami diretti, quest’ultimo è tenuto a dichiararli e ad astenersi dalla procedura. Non partecipa quindi alla valutazione del dossier o alla decisione finale.Una forte concentrazione del potereQuesti meccanismi di salvaguardia esistono effettivamente. Altri aspetti, però, sollevano interrogativi. Dall’esame di una decina di documenti ottenuti in virtù della Legge sulla trasparenza emerge che il potere di attribuire i finanziamenti è spesso concentrato nelle mani di massimo cinque persone.Proprio questi ristretti gruppi decisionali hanno dato origine a situazioni che fanno discutere.In uno dei casi esaminati, X*, membro del Consiglio dell’innovazione, partecipa per tre volte a riunioni chiamate a decidere sul finanziamento di progetti riconducibili a un altro membro, Y*, che in quelle occasioni si astiene. Successivamente avviene il contrario: Y prende parte per tre volte a sedute relative a richieste di finanziamento di X, mentre quest’ultimo si ricusa. In tutti i casi, le sovvenzioni vengono accordate.Non solo. Per due domande di finanziamento, X è il responsabile del dossier di Y. In seguito, i ruoli si invertono e Y diventa responsabile del dossier di X.Per Innosuisse, “le procedure di dichiarazione degli interessi, di verifica preventiva e di ricusa si applicano anche in queste situazioni e non si tratta di una decisione individuale di X o di Y”. L’agenzia precisa inoltre che “le decisioni vengono prese dall’intero sottogruppo e coinvolgono almeno tre persone”.Una spiegazione che non convince del tutto Yves Gingras, professore di sociologia all’Università del Québec a Montréal e specialista nella valutazione della ricerca e nella peer review. “Lasciare che un piccolo gruppo di tre-cinque persone prenda le decisioni è la peggiore delle situazioni”, afferma.Secondo l’esperto, se inoltre i membri di questi gruppi presentano richieste di finanziamento per le proprie aziende, “ci si trova nel caso peggiore dal profilo del conflitto d’interessi. Tutti gli organismi che conosco tendono a evitare situazioni di questo tipo”.Un bando da 20 milioni di franchiRecentemente Innosuisse ha annunciato una collaborazione con Armasuisse. Con un budget congiunto di 20 milioni di franchi, le due organizzazioni intendono sostenere tre tecnologie a duplice impiego, civile e militare: sistemi di navigazione e sincronizzazione, fotonica e soluzioni anti-drone.Secondo Innosuisse, queste tre aree tecnologiche sono state proposte da Armasuisse, mentre la decisione finale è stata approvata all’unanimità dal Consiglio d’amministrazione dell’agenzia.Due membri dello stesso Consiglio d’amministrazione, tuttavia, hanno interessi in due dei tre ambiti selezionati. Il primo siede nel comitato consultivo di un’associazione che rappresenta gli interessi dell’industria della fotonica, uno dei settori inclusi nel programma.Il secondo è lo stesso presidente del Consiglio d’amministrazione, André Kudelski, che parallelamente guida il gruppo Kudelski, fornitore di componenti di sicurezza a produttori di chip per la navigazione, tra cui l’azienda svizzera U-blox.Questi chip sono proprio al centro del primo filone del bando, dedicato a sistemi affidabili di localizzazione e sincronizzazione.Interpellata sulla questione, l’agenzia federale ha spiegato che non sono state adottate misure particolari, poiché a suo avviso non sussistevano conflitti d’interesse.Sostegno a una seconda azienda guidata da KudelskiUna situazione resa ancora più delicata dal fatto che non si tratta di un caso isolato. Parallelamente al suo mandato presso Innosuisse, Kudelski presiede infatti anche il Consiglio d’amministrazione di Montreux Media Ventures, società che ha beneficiato di un sostegno di 440’000 franchi da parte dell’agenzia federale.Per Innosuisse, anche in questo caso non vi sarebbe alcun conflitto d’interessi, poiché i finanziamenti alle imprese vengono assegnati dal Consiglio dell’innovazione e non dal Consiglio d’amministrazione.Una lettura che non convince Dominique Freymond, esperto di governance aziendale. “Se i 440’000 franchi vanno direttamente a beneficio dell’azienda presieduta da Kudelski, allora esiste effettivamente un conflitto d’interessi, anche se la decisione è stata presa dal Consiglio dell’innovazione”, afferma.Secondo l’esperto, “il Consiglio dell’innovazione avrebbe dovuto discutere la questione con Kudelski. Successivamente, Kudelski avrebbe dovuto informarne il Consiglio d’amministrazione, che avrebbe dovuto pronunciarsi sul caso senza la presenza del proprio presidente”.Anche Yves Gingras critica il fatto che sia lo stesso Consiglio d’amministrazione a nominare i membri del Consiglio dell’innovazione. A suo giudizio, questa competenza dovrebbe essere affidata a funzionari dello Stato, poiché un simile sistema “rafforza ulteriormente la percezione di possibili conflitti d’interesse”.Il Dipartimento di Guy Parmelin si chiama fuoriInnosuisse è sottoposta alla vigilanza del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR), guidato da Guy Parmelin. È il Dipartimento a nominare il Consiglio d’amministrazione dell’agenzia e a definirne gli obiettivi strategici.Per il resto, però, il DEFR prende le distanze da un ruolo di controllo diretto. Contattato dalla RTS, il Dipartimento ha infatti sostenuto che non spetta a lui vigilare sull’operato di Innosuisse.Il DEFR rimanda però la responsabilità all’agenzia federale stessa, chiamata a dotarsi di un sistema di gestione dei rischi. La verifica della sua attuazione, secondo il Dipartimento, sarebbe poi compito del Controllo federale delle finanze.Una lettura contestata dallo stesso organo di vigilanza finanziaria, che precisa di limitarsi a verificare l’esistenza di tale sistema, e non il modo in cui viene effettivamente applicato.*M, X e Y: nomi noti alla redazione
Innosuisse: chi assegna i fondi ne beneficia anche - RSI
Innosuisse, almeno 20 progetti per oltre 13 milioni assegnati a società legate a membri degli organi decisionali. Conflitti d'interesse e governance sotto accusa.






