Di: Joe Pieracci A Savosa ci sono più di trentacinque gradi all’ombra. L’aria è immobile. Pesante. E per Cristina, quella che doveva essere una giornata normale, con una visita ad un grande magazzino per fare la spesa, si è trasformata in un incubo. “Doveva essere un sabato come un altro”, ci racconta Cristina Milani di Lugano. “Avevo passato però una notte un po’ insonne, un po’ per il caldo, un po’ per il ventilatore che ho in camera. E alla mattina ho cominciato a svegliarmi con dei problemi intestinali. Ho detto vabbè...”. “Faceva tanto caldo - prosegue - era tipo il primo pomeriggio. Sono andata alla Migros, che era molto fredda, ho fatto un giro e ho cominciato ad avere problemi di stomaco, avere freddo, crampi, non riuscivo a stare in piedi. E come sono uscita ho cominciato a vomitare”.Cristina Milani, psicologa, LuganoRSILo sbalzo termico improvviso: Cristina si siede su una panchina, beve dell’acqua troppo in fretta. Poi, il buio. “Bere quell’acqua mi ha dato il colpo di grazia, perché poi ho vomitato tutta l’acqua sul pavimento e sono svenuta. Respiravo a fatica. Credo che ho anche spaventato le commesse e anche le persone che erano nel supermercato. Ma il gerente, molto carino, mi ha aiutata e coccolata e anche allontanato un po’ i curiosi. Finché hanno chiamato l’ambulanza”.“L’abbiamo trovata per terra”, racconta il gerente della Migros di Savosa Roberto Basile. “Aveva brividi e convulsioni. La situazione non era piacevole neanche da vedere, perché sbatteva il corpo, come durante un attacco epilettico. La situazione ci ha imposto di chiamare l’ambulanza. Per sicurezza. Anche perché pure lei non sapeva spiegare bene a cos’era dovuto quel malore”. “I nostri collaboratori - aggiunge Basile - vengono regolarmente formati nelle misure di primo soccorso. Dunque sappiamo più o meno come muoverci. Anche se non è sempre facile, perché il rischio è quello di farsi prendere dal panico”.Cristina viene portata d’urgenza al pronto soccorso dell’Ospedale Civico di Lugano, dove gli accertamenti confermano la diagnosi: un forte colpo di calore con grave disidratazione. Le categorie più a rischio di colpo di calore comprendono gli anziani (over 65), i neonati e i bambini piccoli, le persone con malattie croniche, chi lavora all’aperto o fa sport intenso al sole, e le donne in gravidanza, ma la disavventura di Cristina, scardina un pregiudizio molto diffuso sui social e nell’opinione pubblica su chi si sente male per il caldo: “Sui social alcuni scrivono che chi si sente male ‘sono solo gli alcolisti, gente obesa, gente vecchia o persone che non si curano’… non è assolutamente vero. Io sono l’esempio: sono una persona sana. Non sono più giovanissima, però sono una persona sana che mi curo. E mi è successo comunque”.I numeri registrati dall’EOCLa verità è che il caldo estremo può colpire chiunque. E i numeri registrati dall’EOC nel corso di questa caldissima estate lo dimostrano chiaramente.Per quanto riguarda i decessi, è importante sottolineare che si tratta di 23 decessi (causa o correlazione probabile) rilevati nell’ambito del monitoraggio sanitario effettuato nei pronto soccorso EOC. Il dato non rappresenta tuttavia la totalità dei decessi avvenuti in Ticino nel periodo considerato e il numero complessivo è pertanto presumibilmente superioreRSIUn impatto anche sul pronto soccorsoQuesti numeri impattano anche sul personale del pronto soccorso, sotto stress da fine maggio. “Noi vediamo sicuramente un incremento degli accessi in pronto soccorso legati al caldo”, afferma senza troppi giri di parole Alessandro Jessula, caposervizio del pronto soccorso dell’Ospedale Civico di Lugano. “E’ uno sforzo continuo e prolungato con importanti carichi - afferma ancora - perché c’è un aumento del carico di lavoro. E questo a lungo termine stanca anche il personale. Ricordiamoci che anche noi siamo umani. Non tutti hanno l’aria condizionata, chi per scelta e chi no. Quindi anche noi facciamo a volte fatica di notte a riposare, recuperare le energie per il giorno dopo”.Alessandro Jessula, caposervizio di pronto soccorso dell’Ospedale Regionale di LuganoRSII casi gravi non sono frequenti ma ci sonoIl caldo agisce spesso nell’ombra, aggravando patologie preesistenti o colpendo chi lavora. “Sì, soprattutto operai che lavorano nei cantieri, sui ponteggi, sulle strade e che dunque sono esposti per molte ore al caldo”, prosegue Jessula. “Ma anche nella ristorazione capitano malori, soprattutto chi lavora nelle cucine ma anche nelle terrazze”.Le patologie da calore si dividono solitamente in tre stadi di gravità crescente: dai lievi crampi muscolari, passando per l’esaurimento da calore, fino al colpo di calore vero e proprio, che rappresenta una massima emergenza medica. “I casi più gravi causano un’ipertermia incontrollata e, se non sono trattati tempestivamente per riportare la temperatura corporea ai livelli normali, rischiano di provocare danni neurologici irreversibili”, precisa Alessandro Jessula. “Fortunatamente le forme più severe non sono frequenti, ma quando si verificano richiedono il ricovero in terapia intensiva. Se tale innalzamento termico non è contrastato in modo energico l’esito può anche essere mortale”.Si può parlare di emergenza?”Non si può parlare di una vera e propria emergenza - spiega Roberta Petrino, primario del Pronto Soccorso dell’Ospedale Civico di Lugano - perché siamo in grado di gestire la situazione. C’è tuttavia una forte preoccupazione. In primo luogo per i nostri pazienti, che in estate dovrebbero godersi il tempo libero all’aperto e invece sono costretti a limitare le proprie attività. In secondo luogo per il futuro: ogni anno lo scenario sembra peggiorare. Siamo consapevoli che questa rappresenta ormai la nuova normalità e dobbiamo trovare il modo di affrontarla con maggiore efficacia”.Una nuova normalità che richiede risposte non solo mediche, ma strutturali e politiche. “Le temperature sono destinate a salire ulteriormente - continua Petrino - e il messaggio chiave deve essere chiaro: è fondamentale allestire aree di sosta e di raffrescamento, oltre a progettare le nostre città in modo da prevenire malori e malesseri. Una necessità che riguarda sia i nostri pazienti, sia l’intera popolazione”.Roberta Petrino, primario di pronto soccorso dell’Ospedale Regionale di LuganoRSILa politica deve cercare risposte a lungo termine“Molte città nel mondo stanno già adottando misure per mitigare la percezione del calore e, in questo senso, le soluzioni possibili sono numerose (ecco quelle di Lugano, ndr.). Siamo fiduciosi: i dati che raccogliamo sono trasmessi al Cantone — in particolare al Dipartimento della sanità e della socialità — affinché siano utilizzati come indicatore e sentinella per definire politiche mirate in questo ambito”, conclude Petrino.La politica e la pianificazione urbana devono cercare risposte a lungo termine. Ai cittadini toccano invece buon senso e prevenzione: evitare le ore centrali, idratarsi costantemente e ascoltare i segnali del proprio corpo.
La nuova normalità del caldo estremo: in Ticino oltre venti morti - RSI
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