di Massimo Sanvitomercoledì 26 agosto 20263' di lettura“I fischi a Taranto un campanello, Meloni teme il bis ad Amatrice”. Titolava così, domenica, Repubblica. Nelle pieghe del pezzo, la gufata era ricorrente. “C’è un filo rosso che lega Taranto ad Amatrice e fa temere alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di poter essere contestata nella cittadina laziale”, si leggeva nelle prime righe. Di nuovo, nel finale: “Il timore, adesso, è che parli anche Amatrice dove la premier andrà a dieci anni dal terremoto”. E ancora: “Del resto, che a Taranto potesse accadere qualcosa era nell’aria e lo stesso sembra possa accadere ad Amatrice, che ha più volte chiesto alla premier una presenza. Ma lei, dopo la visita del 2017 non si è più vista”.Delle vere Cassandre a Rep. Ieri infatti Giorgia Meloni non solo non è stata fischiata ma è pure stata applaudita. Al suo arrivo ad Amatrice (Rieti) e dopo il raccoglimento davanti al monumento dedicato alle vittime del terremoto a cui si sono stretti tutti i corpi che furono in prima linea nei giorni infernali del sisma, ovvero Vigili del Fuoco, Croce Rossa, Protezione Civile, Polizia, Esercito, Carabinieri e Guardia di Finanza. «Forza Giorgia», «viva Giorgia», le ha anche urlato qualcuno al parco Don Minozzi di Amatrice, dove il premier ha deposto una corona di allora per i 299 morti del terremoto del Centro Italia (239 nella sola Amatrice) che dieci anni fa erano le 3.36 del 24 agosto 2016 quando la terra cominciò a tremare - colpì Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo.E sapete, ieri, l’online di Repubblica, in diretta, come ha raccontato l’accoglienza riservata a Meloni? Minimizzando. “Qualche applauso stentato e qualche “viva Giorgia”, si leggeva sul sito. Durante l’esecuzione del “Silenzio”, mentre il premier fissava il memoriale davanti a sé un uomo aveva cercato di avvicinarsi per parlarle, prima di essere bloccato dal sindaco di Amatrice, Giorgio Cortellesi. Finita la cerimonia, Meloni si è fermata con lui. «Sono riuscito a parlarle e mi ha abbracciato. È stata l’emozione più bella della mia vita», ha dichiarato il signore in lacrime a LaPresse. Ha perso parte della sua famiglia durante il sisma del 2016. Il presidente del Consiglio, all’interno del Palasport di Amatrice, ha poi incontrato altri famigliari delle vittime. Insieme a lei, il commissario alla ricostruzione Guido Castelli e il deputato di Fdi Paolo Trancassini.Il centro sportivo di Amatrice ha infine ospitato la messa officiata dal presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi («C’è molto da fare ma il peggio è alle spalle», dirà nella sua omelia). In prima fila, oltre al premier (a fine cerimonia un uomo le ha gridato «Giorgia non mollare» e lei ha risposto «promesso»), i ministri Nello Musumeci (Protezione civile), Gianmarco Mazzi (Turismo) e Andrea Abodi (Sport), la sottosegretaria all’Economia Lucia Albano e il sottosegretario agli Interni Emanuele Prisco. Presenti anche i presidenti Francesco Rocca (Lazio), Francesco Acquaroli (Marche), Marco Marsilio (Abruzzo) e Stefania Proietti (Umbria), oltre ai sindaci dei paesi terremotati. «Letta bene, quella di Giorgia Meloni, è una vicinanza importante. Tra l’altro, un intervento che ha fatto ultimamente la premier è stato quello di creare un cratere ristretto, che è composto da Amatrice, da Arquata e da Accumoli, che avrà dei vantaggi sia economici che di sviluppo», ha spiegato il sindaco Cortellesi.Sul fronte politico, l’imperativo è: accelerare la ricostruzione. «Grazie per l’accoglienza. Sulla ricostruzione il lavoro da fare è grande, ma è ancora più grande l’impegno», dirà Meloni. Il governatore del Lazio Rocca, ha spiegato che «il tema oggi è accelerare la ricostruzione, anche dell’ospedale: noi abbiamo già attivato il Comitato dei garanti per accelerare, abbiamo aggiunto una risonanza magnetica nucleare e una dialisi», dunque «la ditta che ha l’appalto deve rimboccarsi le maniche e chiudere: questo è l’ultimo miglio, è il più difficile, ma devono stringere». In mattinata il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella aveva lanciato il suo monito: «Il risanamento è un percorso, non privo di complessità, che richiede l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile ed è un richiamo alla responsabilità collettiva di ripristinare quella normalità che è stata spezzata nei territori colpiti da questa tragedia».