Lo scrittore analizza le carte dell'inchiesta che ha portato all'arresto di Valter Lavitola: «Il potere non corrompe più con le bustarelle. Ti adotta per fregarti»

«Il potere non corrompe più soltanto con le bustarelle, ma con l’affetto. Ti adotta per fregarti». È un’analisi per certi versi spietata quella di Roberto Saviano sul caso dell’attentato a Sigfrido Ranucci e dell’arresto dell’amico e imprenditore Valter Lavitola. Nella terza puntata della video-rubrica pubblicata sui suoi profili social, lo scrittore campano mette a fuoco quelli che a suo avviso sono alcuni errori del conduttore di Report.

L’errore di Ranucci nella gestione delle fonti

«Un giornalista d’inchiesta», spiega Saviano, «vive di relazioni impresentabili, parla con i pentiti, cena con i faccendieri, ascolta gli uomini dei clan, è il mestiere: stare con i peggiori. La fonte non si sceglie mai tra le anime belle, si sceglie tra chi sa le cose. E chi sa le cose spesso è fango». E allora, dove ha sbagliato Ranucci? Il problema, continua il ragionamento di Saviano, sta nel fatto che tra Ranucci e Lavitola «non c’è distanza, non c’è diffidenza, non c’è il sospetto come igiene professionale verso la fonte». In sostanza, conclude lo scrittore, «Ranucci viene raggirato» e «la fonte diventa sua amica».