Garlasco Il nuovo matrimonio, non s’ha da fare. Almeno per ora. E a mettersi di traverso non è un innamorato geloso. Ma la burocrazia e l’assenza di documenti per divorziare che hanno impedito di contrarre il nuovo matrimonio: una decisione giusta secondo il tribunale di primo grado. Un 50enne di Garlasco è divorziato in Moldavia, ma quel divorzio non è stato trascritto in Italia. E così, prima di poter tornare nel paese dell’Est Europa per pronunciare un nuovo “sì” e fare riconoscere anche il secondo matrimonio in Italia, deve riuscire a cancellare dai registri italiani le tracce del primo. Il Comune di Garlasco gli ha detto no: mancano dei documenti secondo lo stato civile del municipio lomellino per poter regolarizzare la posizione. Il 50enne ha fatto causa e, dopo aver perso in primo grado, ora ci riprova davanti alla Corte d’appello di Milano. La vicenda La storia nasce, un paio d’anni fa, dalla richiesta presentata dal garlaschese agli uffici di stato civile per ottenere la trascrizione del divorzio pronunciato in Moldavia. Una pratica che sembrava il passaggio necessario per mettere ordine nella sua situazione matrimoniale, ma che si è inceppata davanti a una documentazione carente. Il Comune ha quindi respinto la richiesta, ritenendo di non poter procedere con la trascrizione. A quel punto il 50enne ha portato la questione davanti al tribunale di Pavia. Il primo round, però, è finito con la vittoria del Comune: il giudice, con un provvedimento del 16 marzo 2026, ha dato ragione al Municipio di Garlasco. Ma per l’uomo la partita è tutt’altro che chiusa. Il suo obiettivo è tornare in Moldavia e sposarsi nuovamente, ma vuole che quel nuovo matrimonio possa essere riconosciuto anche in Italia. E per arrivarci deve prima regolarizzare la propria posizione nei registri italiani, facendo riconoscere il divorzio già ottenuto all’estero. Così ha presentato ricorso contro la decisione del tribunale di primo grado. La nuova partita si gioca ora davanti alla corte d’appello di Milano, alla quale spetterà stabilire se confermare il primo verdetto oppure accogliere le ragioni del cittadino. Il Municipio si difenderà anche in appello, rappresentato dagli avvocati dello studio Adavastro di Pavia, che già in primo grado erano i legali del Comune. l
«La burocrazia non mi fa risposare», un 50enne fa causa al Comune
Secondo l’amministrazione, mancano dei documenti necessari a celebrare il nuovo rito






