Genova, 25 agosto 2026 – E’ in corso la ricerca della Nina, della Pinta e della Santa Maria, le storiche navi (caravelle) di Cristoforo Colombo che aprirono per la prima volta la rotta europea verso l’America, e già sono emerse 40 anomalie dai fondali dei Caraibi. Sono segnali archeologici individuati nella baia di La Isabela, sulla costa settentrionale della Repubblica Dominicana, dove una missione internazionale guidata dall’Unesco ha trovato oltre 40 tracce che potrebbero nascondere resti di imbarcazioni antiche proprio nell’area dove nel 1493 Colombo stabilì il primo insediamento del Nuovo Mondo. Per ora non ci sono conferme ufficiali né le 40 anomalie possono essere identificate come relitti, ma sono elementi sufficienti per aprire un nuovo capitolo della ricerca che prova a riportare alla luce una delle pagine più controverse e decisive della storia moderna. Il progetto è promosso dall’Unesco insieme alla Repubblica Dominicana, con il sostegno dell’Agenzia spagnola per la cooperazione internazionale allo sviluppo (Aecid) e del Ministero della Cultura spagnolo, e la missione scientifica si svolge nel sito storico e archeologico di Villa La Isabela, con l’obiettivo di individuare, catalogare e valutare il patrimonio culturale sommerso della baia, prestando particolare attenzione ai possibili naufragi collegati alle spedizioni di Colombo. Cristoforo Colombo nel dipinto del Ghirlandaio (Ansa)