C’è una cosa che, negli ultimi giorni, ha creato parecchia irritazione ai vertici della Rai. Si tratta di un post condiviso da Sigfrido Ranucci la scorsa domenica. In esso, il conduttore di Report prende in prestito le parole di Giuseppe Giulietti, coordinatore di Articolo 21, il quale accusa la dirigenza della tv di Stato, sbrigativamente etichettata con «Telemeloni», di aver distrutto Rai e di aver sfumato i fischi rivolti contro il presidente del Consiglio a Taranto.
Ma non solo. Perché, nel post, viene tirato in ballo anche il comitato etico che ha investigato su Ranucci, chiedendo dove fosse quando, nel novembre del 2023, il conduttore di Report parlò, incalzato in commissione vigilanza da Maurizio Gasparri, dei suoi rapporti con Valter Lavitola:
«Dovevano ancora lasciar lavorare Lavitola? Quanta spazzatura devono ancora raccogliere dai secchi della spazzatura?». Come se fosse tutto un complotto, che del resto viene esplicitato poco dopo, contro di lui: «Siamo certi che gli inquirenti troveranno il mandante del mandante, e non lo troveranno tra i bidoni della spazzatura, ma esaminando con attenzione le inchieste sulla strage di Bologna, sul nesso tra mafia, servizi deviati, fascisti, sull’assassinio di Piersanti Mattarella, su Falcone e Borsellino».













