Il fumo di sigaretta? Non mancano le campagne di sensibilizzazione circa i rischi per la salute, a cominciare dai messaggi stampati sui pacchetti, né scarseggiano le misure legislative per arginarli, a cominciare dal divieto di fumare nei locali pubblici. Il consumo di alcol? Anche in questo caso le campagne di comunicazione ci sono. E sui rischi di tumori legati all’inquinamento atmosferico? Niente messaggi stampati sulle pompe di benzina e gasolio, in questo caso, né ci sono adeguate politiche al riguardo, con al massimo le cosiddette «domeniche ecologiche» fissate in calendario per una manciata di giorni all’anno da qualche Comune. Ebbene, ora un’approfondita ricerca condotta da un team di scienziati cinesi e statunitensi pone l’inquinamento atmosferico tra i principali determinanti del rischio oncologico globale di lungo periodo.

Lo studio, che è stato pubblicato ieri sulla rivista scientifica “Nature health”, si basa su due decenni di osservazioni condotte dal 2000 al 2020, incrociando cartelle oncologiche e dati sulla qualità dell’aria registrati dal monitoraggio satellitare. I ricercatori hanno messo in relazione un imponente volume di 109 milioni di diagnosi tumorali aggregate, provenienti dai registri sanitari di 952 località sparse nei cinque continenti, con le concentrazioni di tre inquinanti prodotti dai gas di scarico: particolato fine (PM2.5), biossido di azoto (NO2) e ozono (O3).