Fabio Grossi è morto a 68 anni. Attore nelle commedie anni Ottanta, poi regista di Pirandello e Shakespeare: con Leo Gullotta ha condiviso 46 anni di vita e di palcoscenico.
Nel curriculum di Fabio Grossi convivono due mondi che quasi mai si parlano: quello dei Pierino e quello di Pirandello. L'attore, regista e drammaturgo romano è morto a 68 anni, e la notizia ha cominciato a circolare sui social prima di essere confermata dai familiari. Era nato a Roma il 29 gennaio 1958. Dal 1980 divideva la vita e il palcoscenico con Leo Gullotta, con cui si era unito civilmente nel 2019, dopo oltre quarant'anni di convivenza.
Il teatro L'Istrione, che ha diffuso uno dei primi messaggi di cordoglio, lo ha ricordato come "un amico, un uomo generoso dal cuore nobile", stringendosi alla famiglia e a Gullotta. Grossi e Gullotta si erano conosciuti a teatro all'inizio degli anni Ottanta. Sono stati insieme dal 1980, l'unione civile è arrivata solo nel 2019, quando la legge lo ha permesso. Gullotta, che aveva fatto coming out nel 1995, lo ha raccontato senza retorica: "Ci sono voluti trent'anni per la legge sulle unioni civili".
La carriera: il debutto con Pirandello, poi Ronconi Grossi non arriva dallo spettacolo leggero, anche se è lì che il grande pubblico lo incrocia per la prima volta. Comincia prendendo lezioni private da ragazzino e debutta in palcoscenico nel 1977, a diciannove anni, in L'uomo, la bestia e la virtù diretto da Edmo Fenoglio. Con lo stesso regista torna l'anno dopo in Le pillole di Ercole. Nel 1979 viene diretto da Luca Ronconi per L'uccellino azzurro di Maeterlinck: un apprendistato di alta scuola, prima ancora di aver compiuto ventidue anni.










