di
Marco Calabresi
Che emozione per l'azzurro, che si allena con il suo idolo. Lo svizzero parteciperà a un'esibizione che si giocherà stanotte con protagonisti anche Andy Roddick, Andre Agassi e John McEnroe
«Il rovescio a una mano non è finito». Magari in via di estinzione sì, ma c'è ancora speranza. Per informazioni, chiedere a chi era ieri nella tarda serata sulle tribune dell'Arthur Ashe a godersi l'allenamento di Roger Federer e Lorenzo Musetti, «onorato di aver condiviso il campo con il re». Dopo essersi fatto vedere su campi da tennis di diverse località italiane (Terracina, Taormina, Positano), la leggenda svizzera è a New York, dove parteciperà a un'esibizione che si giocherà stanotte con protagonisti anche Andy Roddick, Andre Agassi e John McEnroe (diretta su Supertennis). Due rovesci a una mano, due tennisti con la fascetta in testa per tenere i capelli, un'emozione immensa per Musetti che ha scambiato in campo ma che ha anche chiacchierato con quello che è sempre stato il suo idolo.
«Sono ancora fiducioso che non sia la fine - le parole di Federer a proposito del rovescio a una mano -. Mi fa piacere vedere i giocatori con il rovescio a una mano ottenere buoni risultati. Quando ero ragazzino, i miei allenatori erano, direi, al 90% giocatori con il rovescio a una mano, quindi penso che quando il tuo allenatore è un tennista con il rovescio a una mano molto probabilmente anche tu finirai per giocare il rovescio a una mano». Roger porta anche l'esperienza dei figli: «Al giorno d'oggi, probabilmente, gli allenatori sono per la maggior parte giocatori con il rovescio a due mani, ed è semplicemente più facile insegnare a un bambino a usare entrambe le mani sul rovescio. Uno dei miei figli sta passando dal rovescio a due mani a quello a una mano, e vedo quanto sia difficile per lui colpire la palla e controllarla».









