I corsi d'acqua della provincia sono fra i più ricchi di pesci in Italia ma, come altrove, vengono minacciati da vari fattori, fra cui il cambiamento climatico combinato con i prelievi eccessivi. L'ittiologo Alessandro Candiotto, affiancato da Ambra Alderighi, dottoranda al Politecnico di Torino, ha tracciato un quadro dell'ittiofauna locale in una serata a Voltaggio promossa dal Comune, dalla quale è emerso che il Lemme e anche il suo affluente Morsone sono due «scrigni» di biodiversità.
I luoghi Per esempio, nel Morsone, che dal monte Tobbio confluisce nel Lemme a Voltaggio, vive una specie di pesce endemica, il barbo canino. «In Piemonte – ha spiegato Candiotto - ci sono 54 specie di pesce, delle quali 25 alloctone, cioè provenienti da altri territori, e 29 autoctone, cioè originarie del luogo. Le prime sono state immesse in passato soprattutto per la pesca sportiva. Nei fiumi dell’Alessandrino si contano 45 specie, 21 allocotone e 24 autoctone. Dieci sono gli endemismi, specie che vivono solo qui, e undici sono tutelate dall'Unione europea». Per Candiotto, il territorio provinciale ha mantenuto la più importante popolazione di pesci dell'intero bacino del Po. Fra le specie da segnalare, anche il vairone italico, oltre alla trota marmorata. «La trota fario – ha aggiunto l'ittiologo –, molto presente nel Lemme, fu introdotta ai primi del '900 per la pesca sportiva e minaccia le specie locali. In passato, lungo il Lemme esistevano le riserve di pesca dove si allevavano le trote, come quella di Voltaggio, prima appartenuta a Borsalino e poi a Persegona, ma eliminate dalla Provincia, che vieta di introdurre nuove specie alloctone». Il Lemme è il primo torrente in Italia per la presenza di trota iridea, anch'essa introdotta e poi riprodotta da sola. Il cambiamento climatico ha effetti anche sui pesci: «L'aumento della temperatura dell'acqua, specie nella parte bassa del Lemme, verso la pianura, spinge le trote a monte e l'acqua è più calda anche a causa del taglio della vegetazione lungo torrenti – ha detto Ambra Alderighi –. Perciò evapora più facilmente. In questa situazione, c'è meno diluizione dell'inquinamento e cresce il carico organico. Tutto questo causa una diminuzione dei pesci, in più c’è l'alterazione del corso del fiumi da parte dell'uomo: eliminando la vegetazione e intervenendo nell'alveo si riducono i rifugi dei pesci e altre specie, in primis i cormorani, hanno vita facile nel cacciarli». Poi c'è il capitolo del prelievo. «Ci sono troppe captazioni idriche – ha detto ancora Candiotto –, per l'industria e per l'agricoltura, ma il fiume non è una risorsa infinita. Per legge andrebbe rispettato il deflusso minimo vitale per garantire la vita nei corsi d'acqua, invece in pianura i torrenti sono completamente asciutti». E ha concluso l’esperto: «Il Po in queste ultime settimane fa impressione «non solo perché non piove da tempo ma per le troppe derivazioni. Il Lemme a Basaluzzo, nel tratto finale, è asciugato poiché l'acqua è utilizzata per irrigare il mais che viene bruciato per produrre energia elettrica con gli incentivi statali e non per il cibo: un’assurdità».







