Contenuto tratto dal numero di agosto 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Taschini a barchetta, ovvero dalla morbida linea riservata anche per il collo ‘a baffo’, spalle destrutturate poiché libere da imbottiture, fodere ridotte all’essenziale, maniche leggermente più corte che lasciano intravedere il polsino della camicia. Vezzi estetici di giacca? No, semmai dettagli che raccontano un’intera cultura manifatturiera, il linguaggio sartoriale nato tra Napoli e la sua provincia, con vetta in Casalnuovo, cittadina ad altissimo concentrato di famiglie – con rispettive aziende – che hanno fatto la storia della sartoria locale.

Sartoria Napoli, indicazione Ue

Ora l’obiettivo è trasformare tanto fermento in un marchio identitario riconosciuto e protetto. Napoli intende fare con la sartoria ciò che Parma ha fatto con il prosciutto o Murano con il vetro: trasformare un intero ecosistema produttivo in un’indicazione geografica riconosciuta dall’Unione europea. È iniziato l’iter per ottenere l’indicazione geografica della sartoria napoletana, strumento inteso a tutelare le eccellenze manifatturiere strettamente legate a un territorio. L’obiettivo non è certificare un singolo marchio, ma un ecosistema. In tal senso, molto sta facendo Le mani di Napoli, l’associazione che riunisce gli artigiani della moda e dell’alta sartoria del territorio, che in giugno ha lanciato a Firenze The Art of Tailoring & Craftsmanship – A Global Dialogue, il primo forum internazionale interamente dedicato alla sartoria.