Il retropensiero che serpeggia tra alcuni familiari e avvocati dei morti e dei feriti del devastante incendio di Crans-Montana è che si tratti di una messinscena. Eppure Jacques Moretti da più di dieci giorni si trova in cella nel carcere di Sion per la presunta aggressione fisica di metà agosto alla moglie Jessica Maric. Il dubbio nasce dall’assenza di notizie certe e delle conseguenti indiscrezioni. La prima: la moglie e socia nella proprietà del bar Le Constellation, divorato dalle fiamme la notte di San Silvestro, non avrebbe denunciato il cinquantenne per le botte che l’hanno fatta finire in ospedale e dal quale è stata dimessa dopo un breve ricovero. La seconda: l’intervento della polizia cantonale di Serres avvenuto nella notte tra l’11 e il 12 agosto sarebbe scattato dopo una segnalazione al numero di emergenza di alcuni allarmati vicini della coppia, che vive nell’ultima di una serie di ville a schiera lungo una stradina privata a Lens, a pochi chilometri da Crans-Montana.
L’indagine, su cui gli inquirenti elvetici mantengono estremo riserbo, è stata aperta d’ufficio dalla procura generale del Canton Vallese. Dai primi accertamenti la situazione deve essere apparsa grave ai pm tanto da richiedere la carcerazione preventiva per Moretti. «Questa vicenda continua a regalarci delle amare novità che riaprono in modo incessante le ferite di quella notte - riflette Umberto Marcucci, padre di uno dei ragazzi sopravvissuti alla strage che ha fatto 41 morti e 115 feriti -. A vederci male, vista la condotta pessima dai due personaggi tenuta fino a oggi, viene addirittura il sospetto che l’evento possa essere stato provocato per dividere le strade processuali dei coniugi e far passare la signora Moretti come una vittima». C’è chi ipotizza, invece, che Jessica possa cambiare la sua strategia difensiva prendendo una strada diversa da quella del marito. Il pool di legali al momento resta lo stesso tanto che ieri hanno diramato una nota a nome di entrambi parlando di «vicenda privata». Finora i coniugi sono sempre sembrati uniti e combattivi nella loro difesa a oltranza. In tutti gli interrogatori e dichiarazioni pubbliche hanno risposto, colpo su colpo, a ogni accusa di questi quasi nove mesi di indagine. Dall’installazione di pannelli in una schiuma fonoassorbente di scarsa qualità per risparmiare sui lavori di ristrutturazione del discopub, alla consapevolezza del rischio di incendio per le perfomance con i bengala attaccati alle bottiglie di champagne fino al bloccaggio delle uscite per impedire che i giovani clienti entrassero e uscissero senza pagare.











