di

Luigi Ippolito

Da Johnson a Burnham, il sostegno a Kiev da parte del Regno Unito resta incrollabile

DAL NOSTRO CORRISPONDENTELONDRA - Erano passate poche ore dall’ingresso dei carri armati russi in Ucraina, il 24 febbraio del 2022, quando l’allora primo ministro britannico, Boris Johnson, si presentò in Parlamento e annunciò che «adesso abbiamo una missione chiara: diplomaticamente, politicamente, economicamente — e alla fine, militarmente — questa barbara avventura di Vladimir Putin deve concludersi in fallimento». Allorché, con le truppe di Mosca sul punto di stringere Kiev in una morsa, uno dei più avveduti deputati dell’opposizione laburista si alzò e domandò incredulo: «Signor primo ministro, in che senso… militarmente?». Ma Johnson replicò imperterrito: «È esattamente come ho detto: Putin deve fallire militarmente».

Sono passati quattro anni e mezzo e quattro primi ministri, ma Londra non ha mostrato di deflettere di un millimetro da quella linea: l’obiettivo finale della Gran Bretagna è la vittoria sul campo dell’Ucraina, unica condizione per garantire «una pace giusta e duratura». Non importa che al governo ci siano i conservatori o i laburisti, il sostegno a Kiev è incrollabile: così non è un caso che il nuovo premier Andy Burnham, un maestro delle pubbliche relazioni, a un mese dall’insediamento abbia incontrato un solo leader straniero, ossia Volodymyr Zelensky, e abbia fatto un solo viaggio all’estero, nella capitale ucraina.