È stato scongiurato il pericolo fischi, dopo quelli subiti allo stadio di Taranto per l’apertura dei Giochi del Mediterraneo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata accolta dall’applauso di alcuni dei presenti quando è arrivata ad Amatrice, per la commemorazione a dieci anni dal sisma che ha colpito il centro Italia. Poi è calato il silenzio quando si è fermata in raccoglimento per la deposizione della corona al monumento alle vittime. Meloni ha incontrato i parenti di chi è morto nel terremoto e ha partecipato alla messa, officiata dal cardinale Matteo Zuppi, al centro sportivo di Amatrice. «Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare», ha scritto sui social, rispondendo indirettamente all’auspicio del capo dello Stato Sergio Mattarella, che ha chiesto impegno per «ultimare il risanamento nel più breve tempo possibile».
Il terremoto di Amatrice dieci anni dopo: quello che manca è il futuro
La commemorazione è stata un momento importante per riaccendere l’attenzione sulla ricostruzione non ancora completata, con circa mille persone che continuano a vivere nelle strutture provvisorie e i centri storici di alcuni paesi ancora non ricostruiti. Accanto alle questioni interne, però, la giornata di Meloni ha avuto al centro lo scenario internazionale. Prima di arrivare ad Amatrice, infatti, la premier ha partecipato in videocollegamento alla riunione sull’Ucraina dei Volenterosi. La leader italiana continua a prediligere questa soluzione prudente (e che le permette di evitare fotografie ufficiali) pur non prendendo le distanze dal format. Questa volta, però, la scelta ha assunto un rilievo anche maggiore perché la riunione, che si è tenuta a Kiev, è avvenuta in concomitanza con la festa per i 35 anni di indipendenza da Mosca.













