ROMA Oltre 85 miliardi di euro di fatturato in più in un anno con il Sud Italia che cresce oltre la media nazionale. Nel 2025, gli imponibili rilevati attraverso la fatturazione elettronica di imprese, professionisti e partite Iva hanno raggiunto 3.390,9 miliardi di euro, contro i 3.305,4 miliardi del 2024, con un incremento di 85,5 miliardi, pari al 2,6%, percentuale di crescita che sale oltre il 5% nel Mezzogiorno. A sostenere quasi interamente l’aumento, su base nazionale, sono state le imprese e gli altri soggetti diversi dalle persone fisiche, che sono passate da 3.078,0 a 3.161,7 miliardi, con 83,7 miliardi in più (+2,7%). Le persone fisiche, comprendenti professionisti e partite Iva individuali, sono salite invece da 227,4 a 229,2 miliardi, con una crescita di 1,7 miliardi (+0,8%). Il peso delle imprese e degli altri soggetti sul totale ha raggiunto così il 93,2%. Ancora più significativo è il contributo alla crescita complessiva: circa il 98% dell’intero incremento del fatturato registrato nel 2025 è stato generato dalle imprese e dagli altri soggetti diversi dalle persone fisiche, mentre professionisti e partite Iva individuali contribuiscono per appena il 2%. Sono i dati principali del termometro dell’economia realizzato dal Centro studi di Unimpresa sulla base della fatturazione elettronica dell’intero 2025, secondo cui siamo di fronte al segnale di una ripresa trainata soprattutto dal sistema produttivo organizzato, capace di aumentare investimenti, produzione e fatturato in misura molto più intensa rispetto alle attività economiche individuali. Nel complesso, i dati delineano un 2025 in crescita nella grande maggioranza dei settori e dei territori, con 18 regioni su 20 in territorio positivo e una spinta particolarmente marcata nel Mezzogiorno. Ne emerge una doppia geografia della crescita: le grandi regioni del Nord continuano a produrre la maggior parte dell’incremento della ricchezza nazionale in valore assoluto, mentre il Sud registra le variazioni percentuali più elevate, confermando un progressivo rafforzamento del proprio tessuto produttivo. La crescita riguarda la maggior parte dei comparti economici. In valore assoluto, il contributo maggiore arriva dalla fornitura di energia elettrica e gas, che aumenta di 22,6 miliardi, passando da 228,4 a 251,1 miliardi, con una crescita del 9,9%. Seguono le costruzioni, che guadagnano oltre 13 miliardi, da 283,5 a 296,5 miliardi (+4,6%), il commercio, con 10,7 miliardi in più e un totale prossimo a 895,1 miliardi (+1,2%), e la manifattura, che recupera quasi 8 miliardi raggiungendo quota 773 miliardi (+1,0%). L’agricoltura cresce di 5,5 miliardi, pari al 6,5%, e supera i 90 miliardi. A questi comparti si aggiungono il trasporto, i servizi alle imprese, le attività professionali e il comparto digitale, tutti in crescita. Il principale elemento di debolezza resta invece rappresentato dalle attività immobiliari, che perdono oltre 7,4 miliardi e scendono da 57,6 a 50,2 miliardi, con una contrazione del 12,9%. La distribuzione della crescita evidenzia inoltre come non sia più un singolo settore a sostenere l’espansione dell’economia italiana: energia, industria, costruzioni, commercio, servizi, agricoltura e trasporti contribuiscono contemporaneamente all’aumento del fatturato, delineando una ripresa più ampia e strutturata rispetto a quella osservata negli anni precedenti. L’aumento di 85,5 miliardi di euro registrato nell’arco dei dodici mesi mostra una crescita distribuita su più comparti, con una dinamica particolarmente significativa nelle attività legate all’energia, alle costruzioni, all’agricoltura e ai servizi, mentre il manifatturiero torna a chiudere l’anno in territorio positivo. L’analisi evidenzia anche una crescente concentrazione della ricchezza prodotta: pochi grandi comparti continuano a rappresentare il principale motore dell’economia italiana, ma allo stesso tempo si osserva un progressivo rafforzamento di settori tradizionalmente meno dinamici, segnale di una crescita che si sta gradualmente estendendo all’intero sistema produttivo. “I dati sulla fatturazione elettronica del 2025 restituiscono un’immagine incoraggiante dell’economia italiana. Chiudere l’anno con quasi 3.400 miliardi di imponibile e 85 miliardi in più rispetto al 2024 significa che il sistema produttivo italiano, nonostante un contesto internazionale ancora complesso, ha dimostrato una notevole capacità di reazione” commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.