C’è una teoria che Lorenzo Confetta ha elaborato negli anni e che racconta parecchio del suo modo di intendere la musica. La chiama «teoria della fionda»: per andare molto avanti, sostiene, bisogna prima avere la pazienza di tirarsi indietro. Osservare, imparare, ascoltare gli altri. Una posizione quasi controcorrente in un tempo in cui l’artista è spesso chiamato a raccontarsi ancora prima di avere qualcosa da raccontare. Compositore, produttore e professionista del suono, Lorenzo Confetta viene da una formazione costruita soprattutto sul campo. Gli inizi alla Fonoprint di Bologna gli hanno permesso di lavorare a contatto con figure come Lucio Dalla e Carmelo Bene e di attraversare, negli anni, mondi musicali molto diversi tra loro. È proprio questa curiosità onnivora ad averlo portato progressivamente verso un territorio nel quale i confini tra musica, rumore e ambiente diventano meno netti. Per Lorenzo Confetta, prima ancora della musica, viene il suono. È da qui che bisogna partire anche per entrare in Le Bambine, il film di Valentina e Nicole Bertani ambientato nell’estate del 1997, presentato in concorso al Festival di Locarno e arrivato poi nelle sale italiane. Al centro ci sono Linda, Azzurra e Marta e un’infanzia osservata non con la lente rassicurante della nostalgia, ma attraverso il confronto con il mondo, spesso più inquieto e contraddittorio, degli adulti. Lorenzo Confetta ne ha costruito l’identità musicale lavorando sul rapporto continuo tra composizione e materia sonora. Nella colonna sonora, pubblicata da Senza Dubbi e realizzata anche con la partecipazione dei Golden Rain e di numerosi musicisti e professionisti del suono, possono diventare elementi drammaturgici tanto le suggestioni elettroniche degli anni Novanta quanto il ronzio di una zanzara. Non si tratta semplicemente di mettere della musica sotto un’immagine: per Lorenzo Confetta lo «spartito» di un film è la sceneggiatura e il suono deve stare al servizio dei personaggi e della storia. Lo abbiamo incontrato proprio partendo da Le Bambine, ma questa intervista esclusiva per Virgilio Notizie si è presto allargata. Al mestiere e all’ego, al rapporto tra talento ed esperienza, ai maestri, alla tecnologia, all’intelligenza artificiale e a quella ricerca che continua anche dopo decenni passati dentro la musica. Con un principio che ritorna più volte nelle sue parole: questo mestiere, forse, si capisce meglio quando si smette di chiamarlo mestiere. «Noi giochiamo», dice Lorenzo Confetta. Solo che è un gioco terribilmente serio.