Alla fine di agosto di 50 anni fa, il 27 agosto per la precisione, nei cinema italiani si abbatté all’improvviso quell’uragano violento targato Taxi Driver.

La nuova prova da regista, la prima, nel 1973, era stata la pellicola apocalittica Mean Streets - Domenica in chiesa, lunedì all’inferno, dell’astro nascente di Hollywood, Martin Scorsese.

Il ragazzo del Queens, newyorkese di sangue palermitano, tra mille polemiche e l’accusa di eccesso di violenza, specie da parte del presidente della giuria Tennessee Williams, vinse la Palma d’oro per il miglior film.

Il suo fraterno amico fin dall’adolescenza (figlio unico, anche lui di italoamericani, nonno Giovanni Di Niro arrivò da Ferrazzano, Molise) Robert De Niro, era fresco di premio Oscar: migliore attore non protagonista de Il Padrino parte II ma avrebbe meritato di conquistare subito la seconda statuetta per l’interpretazione strabiliante del “tassista psicopatico” Travis Bickle.

L’eroe maledetto di Scorsese, l’ex marine di ritorno dalla clamorosa sconfitta della guerra nel Vietnam, che incarnava tutte le frustrazioni del cittadino medio americano in preda alla follia, in quanto vittima di una società al collasso finanziario.