Diversi i temi emersi dal cinema balcanico alla 32esima edizione del Sarajevo Film Festival. Solitudine, lutti da elaborare, emigrazione, amori. Ma vince l’amicizia tra donne, soprattutto se adolescenti. La rivelazione di alcune giovanissime attrici: la serba Eva Kostić, le macedoni Efkjar Abaz e Džefrina Jašari, e la kosovara Pinea Matoshi. Miglior film “Everytime” di Sandra Wollner; premio Speciale della Giuria a “Skateboarding is Not for Girl” di Dina Duma. Il reportage di Eusebio Ciccotti

Sarajevo – Everytime dell’austriaca Sandra Wollner, già premiato a Cannes nella sezione Un Certain Regard, si aggiudica il principale premio alla 32° Sarajevo Film Festival. Eccoci proiettati dentro la difficile elaborazione del lutto di una madre, all’indomani della morte di una figlia diciassettenne, attraverso la “soluzione” di una vacanza a Tenerife. Il viaggio – in compagnia degli altri due figli: una adolescente e un bambino -, subito anima un mosaico di ricordi di una felice famiglia, un tempo congelati in foto e spezzoni di video, ora liberamente fluttuanti tra le immagini (e le forti onde) di una “oggettiva” Tenerife, poco turistica. Questo “cammino”, anche fisico (i tre si arrampicano sulle alture dell’isola), che declina in un percorso laicamente “religioso”, è per la madre un inevitabile conflitto interno: tra senso di colpa, afasia, desiderio di un recupero terapeutico della memoria, voglia di vivere oltre il lutto. Everytime, nell’ibridare volutamente scelte formali documentaristiche (il sole, l’acqua, le rocce, il vento, le strutture alberghiere di Tenerife) con soluzioni non-logiche, quasi ioneschiane (alla Alain Resnais prima maniera: forse il viaggio non è mai avvenuto, è solo mentale) – stile molto apprezzato dalla critica -, ci pare saturi eccessivamente l’aspetto simbolico in alcuni momenti del racconto – questo l’unico appunto -, rischiando la ridondanza (per es., il neonato che siede sul pavimento da solo in un hotel deserto, è immagine troppo scopertamente buñueliana).