Componenti Nvidia di ultima generazione ottimizzati per l'utilizzo dell'AI in server e data center - REUTERS/Stephen Nellis
Nei laboratori cinesi che sviluppano intelligenza artificiale sta succedendo qualcosa che Pechino preferirebbe non dover ammettere: i modelli più avanzati continuano a nascere su chip americani, non su quelli prodotti in patria da Huawei. Lo confermano fonti dirette del settore raccolte dal South China Morning Post, uno dei principali quotidiani di Hong Kong, in un'inchiesta pubblicata di recente. Un ricercatore che lavora in un istituto universitario di Shanghai stima che passare ai chip Huawei allungherebbe di almeno il 50% tempi e costi di sviluppo.
Non è un caso isolato, né un dettaglio puramente da addetti ai lavori o da appassionati di informatica e di nuove tecnologie. Un'organizzazione indipendente che monitora lo sviluppo dei grandi modelli di intelligenza artificiale nel mondo, Epoch AI, ha censito 321 modelli "rilevanti" di cui è noto l'hardware di addestramento: 319 sono stati allenati su chip americani, appena due su hardware cinese. Il dato compare in un rapporto della RAND Corporation, il centro di ricerca statunitense specializzato in analisi di politica internazionale, che da anni segue da vicino la corsa cinese all'autosufficienza tecnologica. Da anni Pechino investe miliardi di dollari per liberarsi dalla dipendenza dai semiconduttori occidentali, soprattutto da quando Washington ha imposto restrizioni sempre più severe alle esportazioni di chip avanzati verso la Cina. Eppure, a distanza di anni dall'inizio di quella corsa, le aziende cinesi di intelligenza artificiale continuano a preferire Nvidia. Il motivo non sta tanto nella potenza dei chip, quanto in qualcosa di più sottile: il modo in cui i programmatori li usano ogni giorno.






