Lega che torna in pressing sulle uscite anticipate, Forza Italia che immagina una detassazione totale delle tredicesime, Fratelli d’Italia che apre e l’ipotesi, sul tavolo del governo - con vista elezioni - di iniziare con un intervento una tantum per poi valutare se renderlo strutturale in un secondo momento. Tutti d’accordo sull’allargamento della platea del taglio dell’Irpef a quel ceto medio un po’ più trascurato nei primi quattro anni di legislatura. Riparte da tasse e pensioni, come quasi ogni anno, il cantiere della manovra, coi partiti che approfittano anche del palcoscenico del Meeting di Cl per fare valere le loro istanze.

Flessibilità in uscita

È proprio da Rimini che il partito di via Bellerio rilancia il dossier della flessibilità in uscita, messo in cantina nell’ultimo anno. «Inaccettabile dover lavorare fino a 67 anni» mentre si parla «di implementazione dell’intelligenza artificiale nelle imprese», la premessa del sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, che è anche uno dei vice di Matteo Salvini. In più da gennaio scatterebbe pure l’aumento di un mese dell’età pensionabile. Ecco allora che «come Lega stiamo studiando la possibilità di inserire nella manovra una flessibilità in uscita che consenta, nella piena libertà di scelta dei lavoratori, di andare in pensione a 64 anni». Progetto ambizioso - i cui dettagli verranno svelati forse già alla due giorni “pre-Pontida” alle Officine Farneto di Roma, l’8 e 9 settembre - che deve fare i conti non solo con le risorse a disposizione ma pure con la sostenibilità complessiva del sistema previdenziale.