Il Viminale ha notificato 45 giorni di fermo e 7.500 euro di multa alla Sea Watch 5 per la mancata collaborazione con le autorità libiche durante il soccorso di sei migranti. L’ONG tedesca contesta la sanzione, rifiuta la cooperazione con Tripoli considerata un interlocutore criminale e annuncia ricorso per sbloccare la nave.
Sea Watch, sanzione dal Viminale: 45 giorni di fermo e 7.500 euro di multa
La risposta della Sea Watch: "Non collaboriamo con criminali"
I precedenti scontri e l'annuncio del ricorso contro la decisione
Sea Watch, sanzione dal Viminale: 45 giorni di fermo e 7.500 euro di multaNella giornata di oggi, domenica 23 agosto 2026, il Ministero dell’Interno ha reso noto di aver disposto un provvedimento di fermo amministrativo della durata di 45 giorni e una multa di 7.500 euro a carico dell’imbarcazione Sea Watch 5, appartenente all’organizzazione non governativa tedesca Sea Watch.Come riportato da Repubblica il provvedimento, notificato dopo l’approdo della nave nel porto di Napoli avvenuto a seguito del soccorso di sei migranti in acque internazionali, è stato confermato dal ministro Matteo Piantedosi.IPALa Sea Watch 5 arriva al porto di Napoli: la nave della ONG tedesca è stata sanzionata dal Viminale con una multa e 45 giorni di fermoIl titolare del Viminale ha contestato la mancata cooperazione con le autorità statali competenti, affermando che l’imbarcazione ha violato gli obblighi di legge previsti durante le operazioni di ricerca e salvataggio.La risposta della Sea Watch: “Non collaboriamo con criminali”La ONG ha replicato al provvedimento contestando le accuse e motivando la scelta di non contattare il centro di coordinamento marittimo della Libia attraverso una nota ufficiale: “Siamo stati multati con l’accusa di non aver collaborato con le autorità libiche. È vero, noi non collaboriamo con criminali e trafficanti. Il governo italiano può dire lo stesso?”.L’associazione ha aggiunto: “Dopo aver soccorso 6 persone in acque internazionali, abbiamo informato l’Italia e i Paesi europei limitrofi, ma non il cosiddetto centro di coordinamento per il soccorso marittimo libico, un’autorità fantoccio che serve a legittimare e rendere interlocutore accettabile quegli uomini e trafficanti che, poco dopo il soccorso, ci hanno puntato contro un fucile intimandoci di allontanarci dal loro territorio”.










