Per chi passa la notte a fissare il soffitto chiedendosi perché il sonno non arrivi, e per chi invece considera il letto una seconda residenza, la risposta potrebbe essere nascosta nel cervello. I ricercatori dell’Università di Basilea, in collaborazione con il Beth Israel Deaconess Medical Center e l’Università di Auburn, hanno individuato quello che può essere considerato il “motore” del bisogno di dormire: due popolazioni di neuroni che, dopo molte ore di veglia, aumentano la loro attività e spingono l’organismo verso il sonno.

La scoperta arriva da uno studio condotto sui topi e pubblicato sulla rivista Nature. L’obiettivo era capire non semplicemente che cosa accade nel cervello mentre dormiamo, ma come nasce quella sensazione fisiologica sempre più difficile da ignorare quando si accumulano ore senza sonno. I ricercatori hanno seguito l’attività cerebrale degli animali durante i normali cicli di sonno e veglia, durante periodi di privazione del sonno e nella successiva fase di recupero. In questo modo hanno individuato alcune aree la cui attività sembra essere collegata alla quantità di tempo trascorsa da svegli.

Tra queste c’è il tronco encefalico, dove sono state identificate due popolazioni di neuroni: una utilizza la serotonina come neurotrasmettitore, l’altra l’acido gamma-amminobutirrico, o Gaba. Entrambe aumentano la propria attività quanto più a lungo dura la veglia e la riducono dopo l’arrivo del sonno.