Un dossier di intelligence diffuso in queste settimane, basato su rilevazioni satellitari del progetto Tearline.mil della National Geospatial-Intelligence Agency statunitense, su report del Panel di Esperti Onu sulla Libia e su analisi di Csis, Rusi, Pism ed Ecfr, conferma quanto molti osservatori sospettavano da mesi: la Russia ha trasformato la Cirenaica e il Fezzan nella propria principale piattaforma militare nel Mediterraneo centrale. Sei basi aeree ampliate o costruite ex novo, oltre seimila tonnellate di materiale bellico sbarcate a Tobruk, un contingente Africa Corps stimato tra le mille e le millecinquecento unità. Numeri che non nascono per caso: coincidono, quasi al giorno, con il memorandum firmato il 9 agosto tra Mosca e Damasco, che ridimensiona drasticamente il ruolo delle basi russe in Siria.

Per capire davvero la posta in gioco occorre però fare un passo indietro e chiedersi non solo perché la Russia insegua un porto sicuro nel Mediterraneo, ma perché questo debba interessarci così da vicino - e come l'Europa, distratta, abbia lasciato che Russia e Turchia si spartissero la Libia proprio mentre litigava su come stabilizzarla.

Perché il Mediterraneo è vitale per Mosca