Brutto personaggio, Ettore Manfredini, il protagonista del grande e affascinante romanzo familiare di Marcello Fois. La saga di una famiglia che ripercorre quasi un secolo di storia, dagli anni del fascismo all'inizio del Novecento, fino al 21 febbraio 2017, giorno della morte di Manfredini, che di anni ne aveva 95. Fois ne "L'Immensa Distrazione", Einaudi editore, con una scelta audace, affida al morto il racconto della propria vita, immaginando che, dopo aver esalato l'ultimo respiro, il cervello abbia il tempo di far scorrere in pochi attimi il film di un'esistenza: un racconto sincero, perché ormai la condizione di trapassato non consente inganni o manipolazioni della realtà. Una narrazione asciutta, cruda e crudele, di grande efficacia che avvince il lettore.
È la vera storia della dinastia dei Manfredini, una dinasty che pone le radici nel sangue, perché le fortune sono iniziate con l'acquisizione (con l'inganno) del macello della famiglia Teglio. Il sangue non è tanto quello degli animali, ma quello dei vecchi proprietari del mattatoio, famiglia ebraica deportata dai fascisti locali (tra cui il fratello di Ettore) nei campi di sterminio nazisti e mai più tornata. Si è salvata solo Marida, una delle figlie, ospitata dai Manfredini. Un gesto, apparentemente di grande generosità, ma che nascondeva un macchiavellico obiettivo di Elda, la diabolica madre di Ettore, far sposare la ragazza con il figlio. Il probabilissimo non ritorno dei Teglio, dati in mano agli aguzzini con una delazione sospetta, avrebbe trasformato Marida in unica erede.







