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Domenico Calcagno

I nerazzurri non hanno brillato nel primo tempo, poi hanno dilagato. Il Napoli ha trovato i tre punti in stile «allegriano», il Como ha rischiato di perdere

Chivu sa, lo ha detto venerdì, di non essere perfetto. E sicuramente sa che imperfetta è anche la sua Inter. Contro il Monza, primo ostacolo (basso) sulla strada dei campioni d’Italia, finisce con un 4-1 pieno e abbondante. Ma prima di arrivare all’inizio della discesa i nerazzurri hanno passato momenti parecchio complicati. Non è bastato andare subito avanti con Calhanoglu (la palla verticale di Lautaro che ha avviato l’azione è stata una delle cose migliori della partita). Perché sull’1-0 i nerazzurri devono aver pensato che la pratica fosse archiviata e hanno iniziato a passeggiare. Colpa grave, da squadra imperfetta, che è costata molto e poteva costare di più.

Varela, un cognome che ha segnato la storia del calcio (ma quello si chiamava Obdulio ed era uruguaiano, questo è Gustavo, portoghese di 21 anni) batteva secco Akanji e segnava l’1-1. Subito dopo sfiorava soltanto un passaggio involontario di Bastoni per l’1-2. Però l’Inter, anche nelle giornate un po’ così, ha tante cose più del Monza, e dopo il gol di Zielinski (assistito da Pizzignacco) dilagava. Una cosa sulla quale Chivu dovrà lavorare sembrerebbe la celebre — spesso famigerata — costruzione dal basso, ieri troppo dal basso e troppo poco accurata. Juric, con le sue marcature a uomo, ha impedito a lungo agli avversari di uscire dalla loro metà campo, e lo ha fatto con una certa facilità perché il Monza occupava molto bene i 50 metri dell’Inter quando non aveva palla. Il lavoro non manca, i nuovi vanno inseriti ed è giusto così. Alla prima giornata, ad agosto, nessuno è perfetto.