di

Marco Bonarrigo

Il vero segreto di Lightning è la sua aerodinamica. Verrà ulteriormente migliorato e toccherà record impensabili

Immaginiamo di vederli correre fianco a fianco come in una finale olimpica, montando in parallelo due eventi distanti vent’anni. In corsia 3, bello come il sole, scende sui blocchi il miglior Usain Bolt di sempre, quello che nel 2009 fu capace di correre i 100 metri in 9”58: 1 metro e 95 per 94 chili di muscoli, i 105 centimetri di gambe che ne fanno un unicum morfologico nella storia dello sprint, torso e braccia dal trofismo muscolare perfetto in grado di sviluppare quel movimento a pendolo che gli permise di vincere otto ori ai Giochi e undici ai Mondiali. In corsia 4, sgraziato, Lightning, l’umanoide cinese che ieri ai World Robot Games di Pechino ha sfidato Usain: 45 chili di titanio, cavi e microprocessori tenuti assieme da 22 giunti (coronali, sagittali, trasversali, per la cronaca) con gambe di lunghezza spropositata imbullonate su un busto da uccellino.

Allo sparo Usain esce dai blocchi fulmineo (un decimo il tempo di reazione) e comincia a distendersi fino a raggiungere i 44 chilometri l’ora mentre Lightning abbozza ridicoli passettini di pochi centimetri in equilibrio precario: dopo venti metri il distacco è abissale. Ma dopo quaranta cambia tutto: l’umanoide allunga la falcata fino a oltre tre metri, con il bacino, ammesso si chiami così, quasi a toccare terra e comincia a risucchiare il più veloce essere umano della storia. Il sorpasso a 15 metri dalla fine: Bolt ha corso a 44 km/h di media, Lightning l’ha passato a razzo a oltre 52 e ha chiuso in 9”32 rifilandogli quasi tre metri.