Imola, 23 agosto 2026 – “Sono distrutto dal dolore, non ci sono parole per descrivere quello che stiamo provando”. Sono le parole del padre del 32enne Riccardo Amadori, rimasto coinvolto in un tragico incidente mortale sul lavoro. “Mio figlio era un ragazzo unico, punto e basta”, aggiunge il genitore ancora sconvolto.
Ci sono tragedie, soprattutto quelle che accadono sul lavoro, difficili da raccontare. Perché dietro una morte sul lavoro non c’è solamente la fredda cronaca di una dinamica da ricostruire. C’è il dramma di una vita spezzata, di una famiglia, come in questo caso, che perde la quotidianità del lavoro condiviso ogni giorno. Tutti quei piccoli gesti che svaniscono da un momento all’altro.
Una vicenda tragica
Riccardo Amadori aveva tutta una vita davanti. Era un giovane imprenditore, titolare di una ditta individuale specializzata in movimentazione terra e scavi. La sua esistenza era legata al lavoro, fatto di mezzi pesanti, nell’azienda di famiglia. Riccardo ha trovato la morte, l’altro giorno, nell’area prospiciente il magazzino in via Mezzocolle a Imola, mentre stava effettuando una manutenzione ordinaria su un escavatore cingolato modello JCB 65-R1. Aveva sollevato la cabina per poter raggiungere le parti interne e il motore. Poi, in un istante, qualcosa è andato terribilmente storto. La cabina si sarebbe sganciata dalla sede preposta colpendolo violentemente alla testa. L'elisoccorso (foto di repertorio)







