TREVISO - «Lei era seduta sui tavolini esterni. Lui le girava attorno, probabilmente voleva riavvicinarsi a lei. Non si sentiva cosa si dicevano. Poi lei è entrata, è andata in bagno e ha chiamato i soccorsi. Dopo poco sono arrivati i carabinieri e lo hanno portato via». Sono stati in diversi, tra dipendenti, clienti e semplici passanti, ad aver assistito all’arresto avvenuto lunedì pomeriggio a Santa Bona, quando un 27enne trevigiano è stato fermato e ammanettato dai militari dell’Arma per violazione del divieto di avvicinamento che gli era stato imposto nei confronti dell’ex compagna, una 49enne del posto.
La vicenda Il fermo è scattato dopo che il giovane ha avvicinato la donna mentre si trovava in un bar panificio-pasticceria della zona, Saccon. L’ha approcciata mentre era seduta sui tavolini esterni. Nel vederlo, lei si è subito irrigidita e impaurita. Solo pochi giorni fa, il 4 agosto, l’ex aveva già violato una volta il divieto di avvicinamento. E ora rieccolo. La 49enne è subito corsa in bagno a far scattare l’allarme del dispositivo di controllo collegato al braccialetto elettronico del 27enne (sul quale pende un procedimento per l’accusa di maltrattamenti verso appunto l’ex compagna). Lo strumento ha inviato il segnale alla centrale operativa del comando provinciale dei carabinieri. Immediatamente i militari del nucleo operativo radiomobile si sono precipitati sul posto con un’autoradio. Hanno rintracciato il 27enne e gli hanno stretto le manette attorno ai polsi, arrestandolo in flagranza di reato. Tutto è successo intorno alle 18 di lunedì. «Stavo lavorando - racconta una dipendente del bar -, li ho visti sui tavolini esterni. Poi lei è entrata. È andata verso il bagno. Ha detto: “Ho chiamato i carabinieri, ora vengono a prenderlo”. Era agitata, impaurita». «Sembrava che lui volesse riappacificarsi - aggiunge una cliente presente in quel momento - ma lei giustamente non lo vuole più vedere». Dopo che la donna si è rifugiata in bagno e ha fatto scattare l’alert, sul posto si sono precipitati i carabinieri. I militari hanno fermato il 27enne nelle vicinanze. Lui si è difeso dicendo che si trovava lì perché abita vicino al bar ed è un posto che frequenta spesso: «Vivo qui in zona, dovevo solo consegnare un pacchetto di sigarette» si è giustificato coi militari. I carabinieri hanno poi raccolto le testimonianze di chi ha assistito alla scena, della titolare del locale, di dipendenti e clienti. E della vittima. La 49enne ha raccontato per filo e per segno quanto successo agli uomini dell’Arma: «Lui è arrivato e mi ha urlato: “Ti sbatto qua sul tavolo diecimila euro per chiuderla qui”». I militari hanno anche visionato i filmati delle telecamere di sorveglianza forniti dal locale, che hanno ripreso la scena.Braccialetto elettronico Il divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico era stato disposto nei confronti del 27enne dal gip del tribunale di Treviso nell’ambito del procedimento, tutt’ora aperto, che vede il giovane imputato con l’accusa di maltrattamenti verso l’ex compagna. La prescrizione era già stata violata dall’uomo una prima volta solo un paio di settimane fa. Il 27enne era stato arrestato ma poi rimesso in libertà su disposizione della Procura. L’altro ieri la seconda violazione. Di fronte alla quale il giudice del tribunale di Treviso, al termine dell’udienza di convalida dell’arresto, ha imposto all’arrestato (difeso dall’avvocato Fabio Crea, ieri sostituito da Benedetta Cuzziol) l’obbligo di firma alla polizia giudiziaria. Non ha invece accolto la richiesta formulata dalla pm Mara De Donà di disporre nei confronti del 27enne gli arresti domiciliari, ritenendo l’obbligo di firma come ugualmente efficace nel contrastare il rischio di reiterazione del reato contestato e valutando che il contatto quotidiano con le forze dell’ordine possa contribuire a far maturare nel 27enne una riflessione su quanto accaduto. Il giovane, così, è stato rimesso in libertà. Restano la paura e l’esasperazione dell’ex.








