Massimiliano Manfredi, presidente del Consiglio regionale, il 27 agosto l’assise si riunirà sui Campi Flegrei: qual è la richiesta politica principale che la Regione intende portare al Governo? «Erano tutti per il 15 ma la mia proposta di posticipare al 27 si è rivelata fondata, perché in questi giorni si sta lavorando agli emendamenti della cabina di regia interistituzionale. Siamo su un treno in corsa: dobbiamo dare ai cittadini flegrei risposte rapide ma efficaci, utilizzando al meglio le risorse ed evitando una disfida politica tra partiti». A proposito degli emendamenti al decreto legge del 7 agosto. Quali considerate irrinunciabili?
«Bisogna equiparare all’emergenza abitativa quella commerciale e impedire che piccole difformità edilizie precludano l’accesso alle risorse per la messa in sicurezza. Non va poi messa in secondo piano la sicurezza dei costoni. Infine, occorre distinguere gli alloggi con lesioni contenute, per i quali un contributo una tantum sotto i 30mila euro consentirebbe ai proprietari di avviare subito i lavori, concentrando gli altri strumenti sugli edifici più compromessi. L’esperienza della ricostruzione a L’Aquila ci insegna che più riusciamo a mettere le persone in sicurezza nelle proprie abitazioni, evitando soluzioni provvisorie, più aiutiamo la comunità a ritrovare normalità». Il Governo ha stanziato 150 milioni di euro, ma i territori chiedono di aumentare sia la dotazione sia la quota di finanziamento degli interventi, portandola dal 70 al 100 per cento. Le risorse oggi sono sufficienti? «Dobbiamo lavorare in sinergia, Governo e Regione, per azzerare il più possibile i costi a carico dei cittadini. Bisogna aumentare la quota del 70% prevista dal decreto e individuare fonti finanziarie compatibili da parte della Regione, come sta già cercando di fare il presidente Fico, per coprire la parte rimanente». Su questo anche il Consiglio sta facendo la sua parte. «A partire dall’iniziativa dei colleghi del Pd, poi estesa al lavoro di tutti i gruppi, è nata l’esigenza di contribuire attraverso una parte dell’avanzo di bilancio libero, nel rispetto delle leggi e delle prescrizioni della Corte dei conti. In commissione Bilancio si sta discutendo, di concerto con i sindaci interessati, su come impegnare queste risorse evitando duplicazioni con i provvedimenti del Governo. Invito le forze politiche a non contrapporsi sulle cifre: sono risorse straordinarie, sottratte alla programmazione ordinaria, e non possono essere utilizzate con leggerezza. Ho chiesto al Questore alle Finanze di elaborare una proposta compatibile». Stato di emergenza nazionale o legge speciale? «Condivido l’atteggiamento laico del presidente Fico ed è giusto che decida l’iter migliore con la premier Meloni: le esigenze dei cittadini flegrei, e io sono tra questi, vengono prima delle bandiere di partito. I due strumenti non vanno contrapposti. Dobbiamo dare risposte immediate a un fenomeno che però non è episodico, ma continuativo. Lo stato di emergenza garantirebbe strumenti rapidi, ma comporterebbe una gestione commissariale prolungata sine die. Una legge speciale, sulla quale mi risulta vi sia una convergenza delle forze politiche locali, offrirebbe invece un quadro normativo per convivere nel tempo con un fenomeno duraturo. Nel frattempo, lo strumento più rapido è la modifica del decreto d’urgenza del Governo». Il Consiglio come si prepara alla ripartenza in autunno per la sfida della prima manovra? «Dopo l’esercizio provvisorio, la manovra di marzo e l’assestamento di luglio, ci avviamo finalmente alla definizione della prima programmazione ordinaria della nuova giunta Fico». A ottobre le audizioni sul “fine vita”, con 40 associazioni in campo. «Sono tra i firmatari di uno dei testi. Parliamo di un tema etico che va al di là dei programmi delle coalizioni. Ritengo necessaria una legge sul fine vita, innanzitutto nel Paese e poi in Campania, ma serve capacità di ascolto e inclusione, evitando gare di velocità e misure spot. Condivido il lavoro e i tempi della commissione Sanità, con l’obiettivo di arrivare a un testo il più condiviso possibile». Avete approvato la riforma del regolamento degli Uffici di diretta collaborazione a invarianza di spesa. «Ci sarà la possibilità volontaria, per i titolari degli Uffici, di aumentare il livello di comparazione curriculare confrontandosi anche con profili esterni. Così miglioriamo la qualità del supporto all’attività legislativa e accogliamo l’invito delle autorità di controllo ad alzare l’asticella. La riforma avrebbe richiesto risorse aggiuntive, ma abbiamo scelto collegialmente di vararla in questa fase senza costi aggiuntivi, pur avendo una spesa sottostimata rispetto ad altri Consigli».









