Sopra ogni cosa, tiene alla parola data, soprattutto quando si tratta di vendetta. E ritorsioni e rappresaglie «distruttive» – che quasi sempre annuncia e porta a termine – sabato 22 agosto Mosca le ha promesse per bocca del suo numero uno.

Con i raid a sorpresa dei droni che si insinuano nei cieli russi per colpire infrastrutture energetiche e obiettivi strategici, l’Ucraina «ha aperto il vaso di Pandora», ha detto ieri Vladimir Putin intervistato dall’agenzia di stampa Vesti. Per il presidente russo Kiev si è «prefissata» l’obiettivo di danneggiare l’economia russa, così Putin ha accertato che ripagherà il nemico con la stessa moneta: ambisce al pareggio, colpirà i settori più sensibili dell’economia ucraina che «francamente, sono già allo stremo». C’è una guerra che si combatte al fronte e un’altra, seconda guerra che si affronta nel cuore della Federazione. Il capo del Cremlino non ha nascosto che le operazioni dell’esercito di Kiev hanno fatto male: hanno provocato danni e perdite, le forze russe devono ampliare e potenziare il sistema della difesa aerea, va migliorato il coordinamento tra dipartimenti d’intelligence, eppure le operazioni ucraine «non hanno avuto alcun effetto sulla situazione al fronte».