I negoziati commerciali falliscono e scoppia una nuova guerra commerciale fra Stati Uniti e Canada in grado di complicare ulteriormente i rapporti diplomatici fra i due paesi, già in crisi in seguito alle mire espansionistiche di Donald Trump che, per mesi, ha spinto per fare del vicino il 51mo stato americano. Poco prima della scadenza imposta dal presidente americano per chiudere un'intesa, Ottawa ha lasciato il tavolo delle trattative di fronte alle condizioni "inique e antieconomiche" chieste dagli States.
Donald Trump
L'abbandono del tavolo ha fatto scattare i nuovi dazi americani del 50% su 20 miliardi di dollari di beni canadesi. In sfida a Trump, il premier Mark Carney ha annunciato misure di ritorsione a partire dall'8 settembre che colpiranno circa 20 miliardi di dollari di beni statunitensi - "dollaro su dollaro i dazi americani" -, inclusi l'acciaio, il legname, la carta e gli elettrodomestici. "Lo facciamo con riluttanza ma non abbiamo altra scelta. Dobbiamo proteggere i nostri lavoratori", ha spiegato notando come il Canada è in un conflitto commerciale con gli Stati Uniti perchè "è stato attaccato e quando si è attaccati si è in guerra". "Non possiamo accettare quello che ci è stato offerto. Ci hanno chiesto troppo e offerto troppo poco", ha tuonato Carney durante una conferenza stampa lanciando frecciate agli Stati Uniti. "Vogliono imporre dazi a tutti e su tutto": "Gli accordi si rispettano" ma qualche volta la firma americana sulle intese è "scritta a matita", ha criticato rispolverando i toni usati nei mesi scorsi a Davos quando parlò di rottura del sistema mondiale guidato dagli Stati Uniti. Descrivendo il team negoziale canadese come unito e sulla stessa linea a differenza di quello americano, Carney nei panni di ex banchiere centrale ha lanciato una stoccata anche sui conti pubblici americani.










