Quando esattamente due anni fa la Federal trade commission – l’agenzia Usa che protegge i consumatori da frodi e truffe anche online – aveva intentato una causa civile contro TikTok per l’uso e la divulgazione dei dati dei minori di 13 anni senza il consenso dei genitori, le autorità di Washington avevano chiesto sanzioni fino a 52mila dollari per singola violazione. Ovvero, in totale, svariati miliardi di dollari. A due anni di distanza, il caso si è chiuso ieri con un patteggiamento da 400 milioni di dollari che ByteDance, il colosso cinese proprietario del social network, verserà nelle casse statunitensi. Una cifra poco più che simbolica per la big tech, che fattura oltre 150 miliardi di dollari all’anno.Il caso, in realtà, si era già chiuso informalmente a gennaio quando, per evitare il bando negli Stati Uniti, TikTok aveva fondato la joint venture TikTok Usds, partecipata all’80% da investitori americani. Nei fatti, ByteDance era stata obbligata a trasferire tutti i dati personali degli utenti statunitensi – insieme alla loro cronologia – su server che si trovano fisicamente in territorio americano, gestiti da operatori Usa. Questo è stato il risultato più importante per gli Stati Uniti al termine della battaglia giudiziaria: la vittoria di uno spazio di sovranità digitale rosicchiato alla Cina, facendo leva sulla minaccia di sottrarre a TikTok una grande fetta di mercato. Una battaglia cara a Biden, che l’aveva avviata, ma portata avanti anche da Trump, nonostante i ripetuti “salvataggi” decisi dal presidente in favore della piattaforma cinese.Al di là delle guerre digitali tra Pechino e Washington, però, cosa è stato fatto concretamente per tutelare i minori? TikTok ha chiuso la causa con gli Usa, rendendo operativi nuovi standard per la protezione degli under-13. Prima di tutto, un po’ come sta accadendo in molte parti del mondo, la piattaforma ha dato mandato ad alcuni algoritmi di individuare e sospendere gli account aperti con date di nascita false. Ha poi inaugurato una modalità “kids”, che rimuove ogni genere di profilazione o tracciamento pubblicitario quando a navigare su TikTok sono bambini o preadolescenti. E, infine, ha introdotto procedure dirette per garantire ai genitori il diritto a ottenere l’eliminazione dei dati dei propri figli dai server di TikTok. Si tratta, in realtà, di vincoli che in Europa sono già attivi da mesi o anni. Tramite i regolamenti del Gdpr (General Data Protection Regulation) e del Dsa (Digital services act), gli account degli utenti europei tra i 13 e i 15 anni – individuati a partire da gennaio anche attraverso l’uso di IA e biometria – sono impostati di default in modalità privata. A tutti gli under-18, invece, è imposto un limite automatico di 60 minuti di utilizzo al giorno, con lo spegnimento delle notifiche a partire dalle 22.Eppure, tutte le misure sembrano ancora insufficienti. Lo denuncia la stessa Commissione europea, che ha riscontrato negli scorsi mesi diverse falle nei programmi adottati da TikTok per individuare e limitare gli account in mano ai bambini. Ma l’inefficienza dei sistemi di controllo è resa ancora più evidente dalle cronache delle ultime settimane, che riportano nuovi casi di tendenze virali finite in tragedia. L’ultimo ha coinvolto cinque ragazzi, tra i 15 e i 18 anni, morti in un incidente stradale nella contea di Kildare, a sud-ovest di Dublino, dove gran parte delle big tech hanno il proprio quartier generale. I giovani, nelle prime ore dello scorso 16 agosto, hanno prima fatto irruzione in alcune abitazioni e, poi, si sono scagliati in contromano in autostrada schiantandosi contro un’altra auto e perdendo la vita. Lo scopo? Secondo le prime ricostruzioni, innescare un inseguimento della polizia, emulando atteggiamenti che avevano visto in numerosi video pubblicati su TikTok. La tendenza è definita “joyriding” e segue, come sempre accade online, uno schema fisso e ripetuto: rubare un’auto, guidarla pericolosamente e, in molti casi, provocare un intervento delle forze dell’ordine. Secondo Mary Aiken, docente di cyerpsicologia forense all’università di East London, la ricerca di adrenalina è alimentata direttamente dai social media: «La definirei una condotta ibrida – spiega –. Mentre guidano, filmano contenuti da pubblicare in seguito o trasmettere in diretta». Ricevendo una gratificazione che prende la forma di like e commenti virtuali.In Irlanda, la tragedia ha innescato una raccolta fondi per le famiglie dei giovani morti, ma ha anche riaperto il dibattito sull’esposizione dei giovanissimi a contenuti pericolosi sulle piattaforme: già nei giorni successivi alla morte, altri filmati di guida spericolata sono stati caricati online, alimentando le richieste di regole più severe. TikTok è stata invitata a comparire davanti alla commissione parlamentare irlandese sui media, ma ha rifiutato. «Uno schiaffo in faccia alla popolazione irlandese» lo ha definito il presidente della commissione, Alan Kelly, che ha chiesto un intervento più duro a livello europeo sulla verifica dell’età e sul bando ai minori di sedici anni. Al momento, però, un filtro europeo non è ancora attivo.