Il volto è sorridente. Il passo sostenuto. Migliaia di braccia si allungano verso di lui. Leone XIV entra nella Fiera di Rimini alle tre di pomeriggio. E la attraversa tutta: sia a piedi, sia in golf cart. Alla fine farà quasi un chilometro in mezzo a sessantamila persone. È il “popolo” del Meeting che accoglie il Papa nel giorno del suo ritorno alla kermesse di Comunione e Liberazione. Dopo 44 anni dalla visita di Giovanni Paolo II, un altro Papa accetta l’invito a intervenire alla manifestazione giunta alla sua 47ª edizione che ha scelto di mettere al centro dei dibattiti, delle mostre e delle attività le intuizioni della prima enciclica di Leone XIV, “Magnifica humanitas”, a tre mesi dalla pubblicazione. Una festa l’arrivo del Pontefice. E un orgoglio averlo ospite per il movimento fondato da don Luigi Giussani oltre settant’anni fa. Leone XIV ne percepisce l’entusiasmo e ricambia.«In questo momento storico comprendiamo più profondamente la profezia che quasi mezzo secolo fa venne inscritta nel nome dato a queste giornate: “Meeting per l’amicizia fra i popoli”», dice nel suo intervento sul palco del Grand Auditorium. Cita Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco per affermare che «oggi la pace è custodita e diffusa da persone che amano incontrarsi e non temono di confrontarsi» e per ricordare che «seguire Gesù Cristo dopo le tragedie e le ripartenze del XX secolo implica una lucida consapevolezza: il male non si combatte col male». Da qui il monito: «Al falso realismo che riarma le menti, le parole e le nazioni, la cultura cattolica ha da opporre il realismo della misericordia, per il quale non possono esistere nemici e tutti, anche gli avversari, sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare nella verità. Il peccato esiste, certo, ma più forte è l’amore redentore di Cristo, che ci impegna a purificare pensieri, interessi, abitudini, frequentazioni, progetti, investimenti – ogni aspetto della vita – da tutto ciò che la cultura della potenza ha inquinato». Ciò che Leone XIV chiede è di «coltivare l’amicizia sociale che rappresenta il volto pubblico, dinamico e concreto della fraternità. Riconoscendoci nella dignità di figli di Dio, veniamo a contatto con ciò che accomuna originariamente gli esseri umani, al di là di ogni diversità, separazione o conflitto. Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone. Questa consapevolezza è al cuore del cristianesimo». E indica compiti precisi: «Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte». Ancora: «Smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo. Occorrono pionieri coraggiosi». Che «si mettano a servizio di un’autentica conversione di popolo». L'accoglienza del Meeting al Villaggio dei ragazzi Dalla “cattedra” del Meeting il Papa chiama all’impegno. Lo fa a braccio nel suo giro fra i padiglioni quando esorta a «cambiare il mondo» e a «camminare insieme per costruire» un avvenire «di pace e di amore». E lo fa nel suo discorso ufficiale. «E’ l’ora della responsabilità, specialmente per chi molto ha ricevuto da una millenaria tradizione di fede che si fa cultura». Poi richiama il fondatore di Cl per dire che «la bellezza disarmata» dell’Incarnazione «domanda di correre “il rischio educativo” di cui parlò don Giussani. Egli intuì che “il metodo educativamente più capace di bene non è quello che vive di fuga dalla realtà, per affermare separatamente il bene, ma quello che vive della promozione del bene nel mondo”». Guai, ammonisce Leone XIV, a «chi soffia sul fuoco della stanchezza e della disperazione; ci sia anche chi riaccende sogni e visioni. Le due strade sono incompatibili, perché una sfrutta la divisione, l’alienazione e la disperazione, l’altra serve il Regno di Dio e la sua giustizia». Un pensiero particolare lo rivolge ai giovani che riempiono la Fiera. «Che siate cristiani è oggi per molti una sorpresa», nota. E sprona: «Siete segno che il futuro è una promessa, non una minaccia. Mettetevi in gioco. Apritevi a una vera cattolicità, allargando i vostri legami oltre ogni appartenenza troppo ristretta. Contrastate ciò che vorrebbe allontanarvi da fratelli e sorelle di culture, sensibilità e provenienze diverse, specialmente dai più poveri. Uscite, invece, incontro a tutti». E a braccio aggiunge: «Il mondo ha bisogno di noi, del vostro entusiasmo, della vostra carità, della vostra fedeltà».Il volto sorridente del Papa tra la folla al Meeting / ANSA «Benvenuto papa Leone XIV», ripetono gli striscioni che coprono le transenne lungo cui si assiepano famiglie, bambini, anziani ma soprattutto ragazzi per salutare il Pontefice. E ancora: il logo della diocesi di Rimini che il Papa abbraccerà al termine dell’appuntamento al Meeting; e poi il tema di quest’anno: l’ultimo verso della Divina Commedia, “L’amor che move il sole e l’altre stelle”. L’amore, incoraggia il Pontefice, «non è scomparso, non ha perso vigore, né intensità, sebbene sia un amore che rimane volentieri silenzioso, a differenza delle forze rumorose che sconvolgono la terra, il cielo e tutte le creature. Sì, l’amore muove». Sul palco i “vertici” della segreteria di Stato, con il cardinale Pietro Parolin, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, il sostituto Paolo Rudelli, e per la Chiesa italiana il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, e il segretario generale, l’arcivescovo Giuseppe Baturi. Resterà due ore Leone XIV al Meeting che definisce «un crocevia per la Chiesa e per la società, un incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini». Il tempo di sperimentare il bagno di folla che il movimento ha voluto riservargli. Il tempo di visitare due delle mostre che animano la rassegna e che sono state allestite in suo onore: quella per raccontare Agostino e i suoi scritti, il santo di cui Leone XIV è figlio; e quella dedicata a Léon Harmel, l’imprenditore francese dell’Ottocento che è stato uno dei precursori della dottrina sociale della Chiesa ed era amico di Leone XIII, il Pontefice a cui Prevost si è ispirato per la scelta del nome. Il tempo di incontrare bambini e genitori nel Villaggio Ragazzi. E il tempo del suo atteso discorso che è una sorta di consegna al popolo del Meeting e di Cl. «Cari amici, amate sempre la Chiesa! Amate e preservate l’unità», ripete e fa ripetere. Anche di fronte a «una certa perdita di influenza che noi adulti abbiamo forse temuto e combattuto», il Papa ribadisce che «la Chiesa non fa proselitismo» e che «si sviluppa piuttosto per attrazione, attrazione per un modo di abitare il mondo». Poi tiene a far sapere che è necessario «anche il rinnovamento di ogni realtà associativa e movimento ecclesiale». Così sollecita il movimento a «camminare insieme: ognuno ascolta, si lascia trasformare dalla fede altrui; e insieme, sotto la guida dei pastori, si maturano nuove consapevolezze, passi ulteriori, obbedienze coraggiose allo Spirito Santo». In quest’ottica anche «l’autorità si converte in servizio che onora le diversità e ne facilita l’armonia». E «ogni carisma è per l’utilità comune», «ogni ricchezza si moltiplica se condivisa», «ogni paura può essere superata».