Quarantaquattro anni dopo Giovanni Paolo II un pontefice varca di nuovo i padiglioni della Fiera. Un ritorno che per Comunione e Liberazione chiude simbolicamente la stagione delle frizioni con Francesco, ma che il magistero di Prevost sui movimenti non trasforma in un via libera. L’analisi di Francesco Gnagni

L’elicottero bianco si è posato sull’elisuperficie della Fiera con qualche minuto di anticipo, e da poco prima il Meeting per l’amicizia fra i popoli aveva appena smesso di essere, per un pomeriggio, la macchina di convegni e mostre che è da quarantasette anni. Dalle due alle sei tutto è stato sospeso: incontri, esposizioni, Villaggio Ragazzi, Sport Village. Restava un corridoio transennato di circa un chilometro attraverso i padiglioni, e lungo quel corridoio decine di migliaia di persone, che hanno accolto Leone XIV battendo le mani e gridando più volte “viva il papa”, con una commozione diffusa e spontanea. Il pontefice, subito dopo il suo arrivo, si è fermato davanti ad alcune mostre previste, facendosele illustrare per sommi capi, affiancato tra gli altri dal presidente della Fraternità Davide Prosperi e dal vescovo di Rimini Nicolò Anselmi, prima dell’intervento nel Grand Auditorium, con i posti esauriti in poche ore all’apertura delle prenotazioni.