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Luca Bergamin

Il centro del Nuorese ospita istituzioni culturali di prestigio per tutta la Barbagia. E qui Stefano Boeri sta cercando di ultimare un progetto ideato da Costantino Nivola

Quando la temperatura ha raggiunto nel loro territorio comunale i 46 gradi, record di questa caldissima estate italiana, gli abitanti di Orani, tra le Barbagie di Nuoro e di Ollolai, non hanno avuto altra scelta che affidarsi alla loro storica sorgente di acqua fresca Su Cantaru. Incastonata nel cuore del Monte Gonare, l’iconica altura a forma di piramide, questa fonte rigenerante e corroborante penetra fino al cortile del Museo di arte contemporanea Costantino Nivola, sbuca nella vasca dell’antico lavatoio e poi prosegue la sua avventura formando un itinerario liquido tracciato, secondo il progetto originario, proprio nel parco di questo centro culturale che dà lustro a tutto Orani, facendogli meritare la sua fama di propulsore culturale dell’intera Barbagia insieme al Museo MAN di Nuoro. Certamente il Santuario di Nostra Signora di Gonare - secondo la leggenda più creduta, agli albori del XII secolo, il giudice di Torres Gonario II di ritorno da una crociata in Terra Santa si imbatté in una tempesta che lo atterrì a tal punto d fare voto alla Madonna che se si fosse salvato avrebbe costruito una chiesa nel primo luogo in cui avesse messo piede, appunto il monte Gonare - nella sua veste architettonica più recente, quella seicentesca che si ammira ancora oggi, costruisce il faro architettonico che indica per primo la presenza di questo centro abitato, altrimenti sfuggente, dall’aura metafisica. Ma è altrettanto vero che sono stati Costantino Nivola e Mario Delitala a far conoscere al mondo il loro borgo natio. In particolare Nivola, figlio di un muratore, intrapresa la carriera paterna, poi divenne apprendista proprio nello studio del pittore Mario Delitala a Sassari. Grazie a una borsa di studio presso l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Monza, venne coinvolto nell’allestimento di mostre alla Triennale di Milano e all’Expo di Parigi nel 1937, nonché nominato direttore artistico dell’Olivetti. Antifascista, sposato con l’ebrea Ruth Guggenheim, riparò a Parigi e poi negli Stati Uniti, spiccando il volo verso la professione di art director per riviste di architettura, e soprattutto diventando fedele discepolo di Le Corbusier: decisiva fu l’invenzione della tecnica del sand casting per creare sculture in cemento da matrici di sabbia. Il Museo nato a Orani per volontà dello stesso Nivola racconta anche il suo impegno civile nell’arte pubblica, la passione per la terracotta che lo spinse a creare opere di piccolo formato più intimiste, da affiancare alle figure femminili e ai totem naturalistici. Invece, la collezione di opere, prevalentemente xilografie, acqueforti, litografie e dipinti ad olio realizzate da Mario Delitala è allestita al primo piano del seicentesco ex convento dei Frati Minori Osservanti - l’edificio oggi ospita il Municipio -, lungo le pareti di un vano a galleria e nell’aula consiliare, al quale è annessa l’antica chiesa di San Giovanni Battista che si fregia di un bel coro, di un prezioso organo e di un pulpito ligneo finemente lavorato. Imprescindibile, per comprendere il legame strettissimo di Orani con i suoi due mentori artistici, è anche la Chiesa di Nostra Signora d’Itria, edificata nella prima metà del XVII secolo, per l’inconfondibile decorazione a graffiti della facciata, realizzata nel 1958 proprio da Nivola il quale impiegò proprio il sand casting, per rappresentare due figure antropomorfe contrapposte ai due lati del prospetto, rese a graffito, simboleggianti la donna che presenta forme più morbide e l’uomo invece più spigolose, senza dimenticare il perimetro inferiore e superiore della facciata definito dall’uso del colore azzurro.