Pubblicato il: 22/08/2026 – 16:06

«Ci sono diverse indagini in corso molto interessanti e affrontiamo perfino il rischio che il cartello brasiliano Primeiro Comando da Capital possa arrivare nelle nostre città: non si accontentano più della ’ndrangheta o degli albanesi per fare arrivare la cocaina, ma pensano di mettere basi direttamente qui».Le parole pronunciate nei giorni scorsi dalla presidente della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo, intervenendo alla manifestazione “Riscatto Capitale: Le sfide della città reale” organizzata a Roma da Fratelli d’Italia, hanno aperto una riflessione su uno dei possibili sviluppi del narcotraffico internazionale: il tentativo delle grandi organizzazioni criminali sudamericane di avvicinarsi ai mercati di consumo, riducendo la distanza tra produzione, transito e distribuzione.Il riferimento al Primeiro Comando da Capital (PCC) non riguarda soltanto una singola organizzazione criminale, ma un modello. Nato nelle carceri di San Paolo negli anni Novanta, il gruppo brasiliano è cresciuto fino a diventare uno degli attori più strutturati del narcotraffico sudamericano, con collegamenti che hanno superato i confini del Brasile e raggiunto le principali rotte internazionali della cocaina.La prospettiva indicata da Colosimo è dunque quella di una possibile trasformazione degli equilibri: non più soltanto grandi produttori o trafficanti internazionali che si affidano a gruppi criminali già radicati nei territori europei, ma la ricerca di una presenza più diretta nelle aree dove la domanda di droga è più forte.