Uno schermo che si gonfia e balla al ritmo del vento, un cielo d’agosto punteggiato di stelle, il rumore del mare che fa da colonna sonora naturale. È in questa cornice suggestiva che si è conclusa “Cinema sotto le stelle”, la rassegna cinematografica organizzata dall’Associazione Porto Palma, giunta quest’anno alla sua seconda edizione. Dopo il primo appuntamento, che aveva visto la proiezione del film “S”Aquilegia nuragica” alla presenza del regista Luca Lobina, ieri sera l’appuntamento a ingresso libero pensato per bambini e ragazzi è stato dedicato al tema dell’inclusione e a quelle differenze che, lungi dal dividere, arricchiscono chi le sa guardare con occhi aperti.
Rispetto al cartellone iniziale si è aggiunta una novità. «Quando durante il primo evento, Lobina ha saputo il tema che avevamo scelto per il secondo appuntamento», spiega Gianni Casu, referente dell’iniziativa, «ha deciso di offrirci gratuitamente il suo cortometraggio “Pappagani”. Un gesto di generosità che ci ha fatto molto piacere e che ha permesso al pubblico di Porto Palma di riflettere su temi come il pregiudizio, la diversità e la responsabilità delle parole». La storia è ambientata in una piazzetta di un paese sardo, dove un gruppo di adolescenti trascorre le giornate tra battute, prese in giro e pettegolezzi. Al centro delle loro chiacchiere c’è un uomo del posto, solitario, trasandato, dall’aria strana: su di lui circola una voce tanto inquietante quanto assurda, quella secondo cui mangerebbe i cani. Da qui il soprannome “Pappagani”, gioco di parole tipicamente sardo che richiama proprio questa diceria. Tra equivoci, paura e momenti comici, il gruppo deciderà infine di andare a fondo alla vicenda, scoprendo una verità molto diversa da quella immaginata. «“Pappagani” nasce come una commedia breve», racconta Lobina, «ma dietro la leggerezza c’è una riflessione seria sul pregiudizio. Volevo raccontare come le voci diventino verità semplicemente perché tutti continuano a ripeterle, e quanto sia facile lasciare che l’apparenza di una persona la trasformi, agli occhi degli altri, in qualcuno che non è. È un tema che riguarda tutti, ma che ho voluto raccontare partendo dallo sguardo dei ragazzi, perché sono loro i primi a poter imparare a guardare oltre le apparenze».






