Docente di Scienze motorie, allenatore e appassionato di sport nella natura, sempre ispirato dal desiderio di scoprire qualcosa di nuovo.
Oggi dedichiamo la nostra attenzione alla Val Sanguigno, tributaria della Val Seriana in territorio di Valgoglio, con un itinerario ad anello, piuttosto lungo e impegnativo ma capace di sorprendere per la varietà degli habitat: una linda faggeta nel tratto iniziale seguita da un’ombrosa abetaia che introduce lo spettacolo delle cascatelle del torrente Sanguigno; le morbide torbiere del tratto pianeggiante (oltre il rifugio) e i pascoli in quota ormai quasi totalmente abbandonati oltre i quali si aprono i dolci pianori di origine glaciale che ospitano meravigliosi laghetti; infine le cime aguzze e rocciose capaci di spingersi oltre i 2600m di quota regalando scorci strepitosi.
Verso il rifugio Gianpace
Le cascatelle del torrente Sanguigno
L’assenza di una strada di accesso alla Valle ha progressivamente allontanato l’uomo con l’attività pastorizia ma ha salvaguardato l’integrità naturale del luogo rendendolo uno scrigno inossidabile di biodiversità. Rimangono solo un paio di pastori che optano per le fatiche d’alpeggio in cambio di prodotti caseari di notevole qualità e qualche mistico montanaro che ha sistemato la baita per godere dell’intrigante bellezza della Val Sanguigno. Percorrendo i suoi sentieri è facile imbattersi in animali selvatici: cervi, caprioli, camosci e stambecchi hanno qui trovato il loro ambiente naturale ma capita anche di avvistare numerosi esemplari dell’avifauna alpina e, in particolare, l’aquila. Anche la flora è particolarmente varia e ricca: nelle torbiere dimorano alcune specie particolarmente interessanti: nascoste fra i muschi crescono la Pinguicola comune e la Drosera a foglie rotonde, due piccole piante carnivore che si nutrono dei malcapitati insetti rimasti invischiati sulle loro foglie. La specie in assoluto più preziosa è il Licopodio Inondato, una piccola pianta sempreverde, estremamente rara ma qui presente in abbondanza. È significativo il fatto che l’origine del nome Sanguigno sia legato ad una specie vegetale autoctona: il Sanguinello, in dialetto sànguen. In autunno le foglie di questa pianta (Cornus sanguinea) assumono una colorazione rosso sangue che le conferisce l’appellativo di sanguinea. Essa cresce nelle siepi e nei boschi di tutta Italia, dalla pianura ai monti. Un tempo i suoi rametti flessibili venivano utilizzati per costruire cesti e canestri. Vi sono altri luoghi in bergamasca che attingono a questo nome: Senguegn, località di Comenduno di Albino, e Hénguegn, sito naturale nei pressi di Sellere, frazione di Sovere. Per evitare il trambusto ferragostano di Valgoglio optiamo per una partenza decentrata, con un percorso leggermente più lungo ma tranquillo e godibile. Ci rechiamo a Novazza e saliamo fino al piazzale della miniera (1024m), dove posteggiamo gratuitamente. A guidarci è il sentiero CAI 232A che inizia poco sotto al piazzale. Dopo un breve tratto in falsopiano, il tracciato inizia dolcemente a salire inoltrandosi in una bella faggeta. Qui si incontrano vari ral (carbonaie) segnalati da appositi cartelli illustrativi e impreziositi da alcune sculture di ferro. Giunti in prossimità del torrente, il percorso si inerpica con più decisione costeggiando l’alveo che crea alcune spettacolari cascatelle. Di buon passo raggiungiamo il rifugio Gianpace (1331m). Sarà l’orario spiccatamente antimeridiano ma qui tutto tace ancora.






