Docente di Scienze motorie, allenatore e appassionato di sport nella natura, sempre ispirato dal desiderio di scoprire qualcosa di nuovo.
Il monte Fogarolo è una cima posta sul crinale che contorna la Valgandino. Condivide la medesima linea di confine con i fratelli maggiori: la Montagnina e il pizzo Formico. Da queste cime, volgendo lo sguardo verso mezzogiorno, gli orizzonti si spingono fino alla pianura. Se invece ci orientiamo a settentrione lo spettacolo si arricchisce di splendidi affacci sull’altopiano di Clusone, le Orobie seriane e la Val Borlezza. Rispetto a quelle cime il Fogarolo è più decentrato e, per questo, meno frequentato. Eppure ha un fascino tutto suo, fatto di silenzi, discrezione e soave ruralità. Per assaporarne appieno il gusto ecco un itinerario ad anello ideale in questo strambo preambolo estivo caratterizzato da freddi improvvisi, caldi torridi e grandinate! Ci rechiamo in Val Borlezza, a San Lorenzo di Rovetta, lembo meridionale dell’altopiano di Clusone. Nei primi anni del 1400 qui sorgeva un castello, di proprietà della famiglia bergamasca dei Suardi, di fede ghibellina. Intorno c’erano solo campi, pascoli e qualche piccolo borgo, guelfo e molto agguerrito. Inevitabili e cruenti furono gli scontri tra le parti e i guelfi ebbero la meglio arrivando a radere al suolo il castello. Dalla distruzione venne risparmiata soltanto la chiesa del maniero, dedicata a San Lorenzo. Tutto il territorio di pertinenza del castello (13.308 pertiche bergamasche) fu alienato e messo in vendita. Venne suddiviso in novanta parti e ad ognuna assegnato il valore di 100 lire imperiali. Gli acquirenti scelsero di mantenere unito il territorio e si costituirono in una società che poneva all’incanto, di anno in anno, i vari appezzamenti di terreno e di pascolo. A questa società fu dato il nome di «Compagnia dei Capi 90». Era organizzata secondo un proprio statuto, con un ristretto comitato di gestione: un «caneparo» (tesoriere) e un «camparo» (guardia campestre) che ogni anno riuniva l’assemblea dei soci in cui venivano ridistribuiti gli utili. Quando nel 1636 Rovetta si costituì in comune autonomo separandosi da Clusone, settantacinque capi di territorio su novanta furono assegnati a Rovetta. Nel frattempo intorno alla chiesa del castello erano sorte abitazioni, fienili e ricoveri per attrezzi che in seguito divennero case. Nel XVIII secolo la contrada era divenuta un borgo corposo e la chiesa, ormai sottodimensionata e in precarie condizioni di conservazione, lasciò il posto ad una più grande e nuova parrocchiale. Oggi San Lorenzo è un borgo residenziale moderno ma aggirandosi per le vie si riescono ancora a scovare, in alcuni casolari, i segni del passato agreste e montano. Il punto di partenza è nei pressi dell’area picnic «Isola Felice» (586m) dove si trovano anche un laghetto e un ampio parcheggio gratuito. «Isola Felice» è un nome turistico…per i locali questo è il laghetto delle Borlese. Si imbocca l’evidente strada sterrata che parte a fianco del posteggio e sale a tornanti addentrandosi nel bosco. Seguiamo le indicazioni sentieristiche per «Alpeggio Fogarolo».








