Volti noti, come Nico Acampora, Davide Faraone, Elio e altri meno noti si mettono in gioco per sostenere i propri figli, creare progetti di inclusione e anche denunciare gli haters
C’erano una volta i papà che giravano la testa. Quelli che di fronte alla disabilità di un figlio entravano in crisi, rifiutavano la situazione, spesso si allontanavano da casa. E invece, sorpresa: oggi sono proprio loro a rimboccarsi le maniche e a ergersi in prima fila nelle battaglie per i diritti di tutti, la dignità delle persone e l’inclusione. La lettera di Davide Faraone, che ha denunciato i commenti incivili di troppi haters piovuti sotto le foto delle sue vacanze felici con la figlia autistica, è solo un esempio. Qualche giorno prima, Nico Acampora di PizzAut aveva scritto un lungo post raccontando commenti e risatine di chi guardava suo figlio Leo, autistico e splendido, che sulla battigia parlava al vento. Ma davvero l’elenco è lungo: Franco Antonello, Gianluigi Nicoletti, Elio, Luca Trapanese, Mimmo Pesce e poi tantissimi altri che senza essere volti noti hanno dato vita a iniziative di inserimento scolastico e lavorativo, sportive e ludiche. Tantissimi che hanno deciso di uscire allo scoperto e di mettersi in gioco, accanto alle mogli, compagne e madri che da sempre si fanno carico del ruolo di caregiver secondo una cultura antica che affidava alle donne il compito della cura. Un bel passo in avanti per il mondo maschile e per il senso di paternità che evidentemente non si afferma solo con (l’importante) congedo lavorativo.Quanto al merito, è evidente che prima di non avere più a che fare con commenti offensivi, risatine, sguardi morbosi o, peggio, schifati, di fronte alla disabilità, dobbiamo ancora muoverci per diffondere una cultura realmente inclusiva e realmente rispettosa della dignità di ogni persona. Volendo cercare la buona notizia, ci siamo lasciati alle spalle l’era di minori e adulti segregati in casa per nascondere la «vergogna». La disabilità è entrata nelle scuole, nei posti di lavoro, nello sport, nel cinema e nella vita quotidiana. Tuttavia, come ha scritto Faraone, il problema non è la disabilità, ma il pregiudizio: e quello ancora, troppo spesso, resta.








