Voce unica nell’esuberante panorama dell’hip hop italiano, Murubutu, nome d’arte di Alessio Mariani, è un artista che, ‘sceglie le parole con cura’, per usare il titolo di una conversazione che ha tenuto al Festival della Filosofia. Scrittore, formatore, sostenitore delle letture poetiche ad alta voce, che alterna alla sua attività musicale, il rapper di Reggio Emilia si esibirà questa sera al Frogstock Festival nel Parco Fluviale di Riolo Terme accompagnato dalla Moon Jazz Band. Apertura cancelli ore 19. Ingresso gratuito.

Mariani, con il concerto di Riolo continua la sua esplorazione del rapporto tra jazz e hip hop. "Sperimentare, ricercare linguaggi inediti è l’essenza stessa dell’hip hop, sin dalle sue origini nei ghetti delle metropoli afro americane a metà degli anni 70. Il suono, il ritmo di questa musica si basano su una rilettura del grande patrimonio culturale afro americano, che, dal blues al funk, passando proprio per il jazz, dimostra le possibilità infinite che questa tradizione ha di parlare nella contemporaneità. E il jazz, in questo, si è rilevato un formidabile strumento di comunicazione".

Quale, tra le tante diversità nelle quali il jazz si stempera, la affascina di più? "Sicuramente quel suono che viene definito fusion e che ha avuto, specie negli anni 70, il merito di fondere, come appunto dice la parola, il jazz che derivava dal bebop con il funky, il rock e anche l’elettronica. Basti pensare alla straordinaria epopea di Miles Davis, il virtuoso della tromba, che si avventurò in territori inesplorati per il jazz, come quello della tecnologia sonora. E poi il legame tra jazz e hip hop in passato è stato molto forte. Io continuo a percepirne, e a proporre, la modernità di questa esperienza".