Demolizioni obbligatorie affidate alla struttura commissariale, possibilità di acquistare case fuori Ischia, monetizzazione dei contributi e regole differenti a seconda che la delocalizzazione sia obbligatoria o volontaria. Sono i cardini dell’ordinanza numero 43 presentata dal commissario straordinario Marcello Feola nel nono anniversario del terremoto del 2017. Un provvedimento destinato a ridisegnare una parte importante della ricostruzione privata. La prima novità riguarda gli immobili che il Piano di ricostruzione condanna alla demolizione.
Le ruspe Gli abbattimenti saranno eseguiti direttamente dalla struttura commissariale attraverso i programmi di ricostruzione pubblica e procederanno indipendentemente dalla presentazione della domanda di contributo. Demolizione e beneficio economico diventano dunque due percorsi distinti: il primo risponde all’interesse pubblico di mettere in sicurezza il territorio, mentre spetterà al proprietario decidere se accedere alle misure previste. Ischia, una volontaria restaura la Madonnina sfregiata: «È il simbolo di Forio»Intanto si lavora a un accordo con Procura e Prefettura per garantire l’assistenza delle forze dell’ordine e coordinare le operazioni anche rispetto alla legittimità urbanistica degli immobili. È però sul terreno delle delocalizzazioni che l’ordinanza introduce le novità più consistenti. Per quelle obbligatorie relative agli immobili residenziali sarà possibile acquistare un’altra abitazione fuori Ischia, purché in Campania, ottenendo l’80 per cento del contributo. In alternativa arriva la monetizzazione, cioè un indennizzo senza vincolo di destinazione: l’80 per cento per l’abitazione principale e il 70 per cento per le altre. Per i fabbricati agibili il valore sarà determinato utilizzando i parametri dell’Agenzia delle Entrate, applicando il massimo della forbice prevista. Percentuali differenti per gli immobili produttivi sottoposti a delocalizzazione obbligatoria: 75 per cento in caso di acquisto fuori Ischia e 65 per cento scegliendo l’indennizzo sostitutivo. La monetizzazione potrà essere utilizzata anche da chi abbia già risolto il problema abitativo, purché dimostri la disponibilità di una sistemazione. Gli spostamenti Più restrittive le regole per le delocalizzazioni volontarie. L’acquisto fuori dall’isola sarà possibile, con un contributo dell’85 per cento, soltanto per le abitazioni non principali. Per le prime case la monetizzazione viene ammessa esclusivamente quando l’immobile ricade in zona R4. Nessuna delle due possibilità, invece, per gli immobili produttivi delocalizzati volontariamente, per i quali restano le regole ordinarie. Feola ha spiegato che il provvedimento nasce anche dalle difficoltà prodotte da un mercato immobiliare isolano «asfittico», con un’offerta ridotta e prezzi cresciuti di circa il 10 per cento. E ha respinto il timore che consentire gli acquisti fuori Ischia possa favorire lo spopolamento: lo studio socio-economico richiamato nell’ordinanza individua un rischio di eccessiva antropizzazione e richiama il valore ambientale e paesaggistico per la competitività turistica. L’utilizzo Un altro paletto riguarda la destinazione d’uso. Non sarà più possibile delocalizzare un albergo acquistando una casa, o viceversa: l’immobile sostitutivo dovrà avere la stessa destinazione. Una scelta che Feola lega alla necessità di evitare distorsioni nell’impiego delle risorse pubbliche: «Occorre porre fine a quei fenomeni speculativi che hanno caratterizzato alcuni processi di ricostruzione». Ed è proprio sul tema dei soldi pubblici che il commissario ha utilizzato i toni più duri, puntando direttamente sui compensi professionali. L’obiettivo «Questa non è una lotteria, i tecnici non credano che la ricostruzione sia l’albero della cuccagna», ha affermato Feola, ricordando che finora i compensi arrivavano intorno al 20 per cento. L’ordinanza li riconduce ai limiti normativi: massimo 10 per cento, elevabile al 12,5 per cento per gli interventi di particolare complessità. In caso di monetizzazione, quando al professionista spetta sostanzialmente la predisposizione della scheda sul valore del fabbricato, il compenso sarà invece dell’1,5 per cento dell’indennizzo. Feola mette in conto possibili resistenze: «Mi aspetto che alcuni tecnici possano dire ai cittadini che questa soluzione non conviene, ma mi aspetto anche che i cittadini non cadano nella rete. La ricostruzione deve essere realizzata nel loro interesse». E cita anche il caso di un’agenzia immobiliare che avrebbe richiesto l’11 per cento, mentre ora vengono fissati tetti del 3 per cento fino a 500mila euro, del 2 fino a un milione e dell’1 per cento oltre i due milioni. Resta infine il nodo del CAS. A nove anni dal terremoto la spesa per il contributo di autonoma sistemazione è rimasta sui livelli dei primi anni, se non superiore. Circa cinquanta contributi sono già stati sospesi.









