È maturato in un contesto difficile l'omicidio di Maria Vittoria Carbone, di 57 anni, avvenuto a Tito (Potenza). E' morta per mano del figlio, Giampiero Santamaria, di 31 anni, con il quale nella tarda serata di ieri ha avuto una violenta discussione, poi sfociata in una brutale aggressione, determinata dai rapporti che i carabinieri, coordinati dal pm Francesco Russo, hanno definito "problematici" tra i due.
Futili motivi, sembra, per la gestione di un telefonino, stando a quanto è trapelato, che sono degenerati nel tragico epilogo. L'ha colpita ripetutamente al volto e in testa: al termine di un lunghissimo interrogatorio, al quale ha preso parte anche il Procuratore della Repubblica di Potenza, Camillo Falvo, Santamaria lo ha confessato ricostruendo le varie fasi della lite.
All'arrivo dei sanitari del 118, le condizioni della vittima sono apparse subito gravissime ed è stato inutile qualsiasi tentativo di rianimazione. Il giovane, per qualche tempo seguito dai servizi sociali del comune di residenza e poi preso in carico dal Centro di Salute Mentale di Potenza, in questi giorni era aiutato principalmente dal padre, poiché gravato da una condizione psichica complicata. Viveva in una casa di Tito (Potenza), a pochi metri dall'abitazione del genitore Vito, collaboratore scolastico della scuola media locale e dal quale Maria Vittoria era divorziata ormai da anni. La donna, invece, era residente in un altro paese del Potentino, Vaglio di Basilicata, dove anche lei era seguita dai locali servizi sociali per una evidente situazione di disagio. Si era recata a Tito, nell'hinterland di Potenza, per fare visita al figlio, come già accaduto altre volte in passato. Gli accertamenti disposti dal pm - partiti dalle immagini delle videocamere di un supermercato che hanno intercettato Maria Vittoria intorno alle 18, poco prima di recarsi dal figlio - e l'impegno investigativo dei militari hanno consentito di costruire un solido quadro probatorio, determinando l'arresto di Santamaria.










