Un momento di Pitti filati 99 (ph Pitti immagine official website)

Il tessile made in Italy confida in una ripresa che, secondo i big player dei principali distretti nazionali, non si potrà comunque concretizzare entro l’anno. Il settore da 18,3 miliardi di ricavi nel 2025 soffre il rallentamento del lusso e del «bello e ben fatto» in generale, parzialmente compensato dal cosiddetto «tessile tecnico», che invece sta dando buoni risultati e vede applicazioni sempre più promettenti non solo nelle classiche destinazioni moda-arredo-automotive, ma anche nell’ambito delle costruzioni, della sicurezza e nel biomedicale, per citarne solo alcune.

A Prato, distretto tessile più importante d’Europa, secondo gli ultimi dati di Confindustria Toscana nord, il confronto nell’andamento della produzione nel secondo trimestre 2026 con lo stesso periodo degli anni precedenti sembra avvalorare l’ipotesi di un avvicinamento al punto di stabilizzazione del sistema: dal -7,5% del 2024, al -2,5% del 2025 e alla contrazione più contenuta del 2026 a -1,8% (contro un -3,3% di stima a livello nazionale sempre nel periodo).

Entrando nello specifico dei tessuti, emerge che la media della produzione 2025 è stata dell’1,8% più elevata rispetto al 2024, anno tuttavia critico, chiusosi con un -5,8% sul precedente. Le aziende pratesi produttrici di tessuti sono 225 con 4.500 addetti diretti. Le ultime stime indicano più di 1,65 miliardi di euro di fatturato, di cui 1,15 miliardi dall’export. Nel 2025 i tessuti per abbigliamento, che rappresentano la parte più consistente dell’export pratese, hanno avuto un incremento in valore del 2,3%. Venendo invece ai filati, sono 70 le imprese produttrici del distretto della città toscana, che in media, nel 2025, hanno impegnato 1.750 addetti diretti con un fatturato di 650 milioni di euro (-7%). I dati disponibili del 2025 segnano -1,6% di produzione sull’anno precedente, a sua volta negativo. Segno meno ancora più netto per l’export (-6,2%). Nel primo trimestre 2026 si è registrata un’attenuazione della discesa (+0,1% in termini di produzione e -4,9% dell’export in valori).