Big Bang in miniatura simulati in laboratorio facendo scontrare nuclei atomici molto più piccoli di quanto si ritenesse possibile in precedenza. È il risultato ottenuto dalla collaborazione Alice, uno dei quattro grandi esperimenti ospitati lungo l’anello dell’acceleratore di particelle Lhc al Cern di Ginevra, della quale fanno parte anche molti ricercatori italiani.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Physical Review Letters e guidato dall’Università di Copenhagen, permette di fare luce sui primi istanti di vita dell’universo, ma anche di rispondere a domande fondamentali di fisica. Alla ricerca hanno partecipato anche l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, le Università di Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania e Foggia, insieme a quelle di Messina, Padova, Pavia, Piemonte Orientale, Salerno, Torino e Trieste, oltre ai Politecnici di Bari e di Torino.

I ricercatori coordinati da You Zhou hanno fatto scontrare nuclei atomici a una velocità prossima a quella della luce, in modo da ottenere minuscole goccioline della materia primordiale che ha riempito il cosmo nel primo milionesimo di secondo dopo il Big Bang: il cosiddetto plasma di quark e gluoni, due particelle elementari. Per molto tempo si è pensato che la creazione di questo plasma richiedesse collisioni tra nuclei molto pesanti, come quelli del piombo, ma stavolta lo stesso risultato è stato ottenuto con nuclei molto più piccoli e leggeri, quelli di ossigeno e di neon.