Il 17enne, studente di scienze umane al Virgilio, è uno dei feriti più gravi. «Due dita della mano destra mi funzionano, e con quelle mangio, uso il cellulare. Mi manca molto il calcio»«Di quella notte mi ricordo tanto caldo, troppo caldo. Sulle scale sono svenuto, poi mi sono rialzato con tutta la volontà del mondo, dicendomi "Kean, non puoi morire qua". Un calore che non si dimentica...». È la testimonianza rilasciata al Tg5, da Kean, 17 anni, uno dei ragazzi milanesi coinvolti nell'incendio di capodanno divampato al Constellation di Crans-Montana, in Svizzera, costato la vita a 41 persone. «Ho visto tanti ragazzi che urlavano, ho visto quelle fiamme... erano proprio bruttissime da vedere» ha ricordato Kean, dimesso a fine giugno dal Niguarda dopo sei mesi in ospedale e il 45 per cento del corpo ustionato e poi tornato, recentemente, per una nuova operazione alle mani. Quella notte, al Constellation, Kean è riuscito a girare un video con lo smartphone. Si vedono le fiamme, le scale, il centro del bar. «Nel video ci sono anche dei miei amici che cercano di scappare». Le conseguenze di quella notte? «Due dita della mano destra mi funzionano, e con quelle mangio, uso il cellulare. Ma ci sono momenti in cui pensi "basta, non ce la faccio più"». Kean ha confessato che gli manca tanto il calcio, «mi manca allenarmi e impegnarmi»: militava nell'Enotria e chissà quando potrà tornare in campo. Infine si è rivolto ai responsabili di quella strage, Jacques e Jessica Moretti. «Vorrei sapere cosa provano a vedere la gente a cui hanno rovinato la vita. Un ragazzino di 17 anni non può vivere in questo stato».